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Cordoba, nel regno dei Mori - foto : Interno della Mezquita di Córdoba © Monica Genovese
Interno della Mezquita di Córdoba © Monica Genovese

Cordoba, nel regno dei Mori

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A guardarla da ogni angolazione toglie il fiato. E’ la perfezione della simmetria, della bellezza, della suggestione. Lo sguardo si emoziona, si ipnotizza e la parole restano incastrate nei pensieri senza riuscire a lasciarsi formulare.

E’ la Mezquita. Meravigliosa e unica opera monumentale, la più importante della città di Cordoba, Sud della Spagna, la grandiosa moschea realizzata dai Mori, la più bella che questo popolo abbia lasciato alla Spagna.

E’ qui, in Andalusia, che la Mezquita sorge, circondata dai vecchi quartiere ebrei e arabi. E’ di imponenza straordinaria. Mistico edificio dalla forza evocativa. Nonostante Córdoba sia una città intima, ricca di minute piazze, vicoli caratteristici e numerosi patios, i cortili interni spesso adorni in maniera insolita e stravagante, la Mezquita la proietta in una dimensione più cosmopolita.

Tutto ebbe inizio con Abd ar-Raham che, nel 756, unico superstite della dinastia degli Omayyadi, emiro, grande condottiero e conquistatore, volle realizzare un’opera senza pari, la Grande Moschea, ovvero la Mezquita, sui resti di una vecchia cattedrale cristiana. I lavori proseguirono anche dopo la sua morte per mano del figlio Hisham.

L’importanza della Mezquita fu presto chiara. Conteneva un testo originale del Corano, custodiva un osso del braccio di Maometto e per i musulmani di Spagna, impossibilitati a recarsi in Arabia Saudita, a La Mecca, Cordoba divenne il luogo sacro per eccellenza. Luogo di pellegrinaggio. E la Mezquita venne considerata la terza moschea più sacra dopo la Kaaba dell’”onoratissima” La Mecca e la moschea di Al Aksa di Gerusalemme.

L’interno è una selva di colonne, chiare, semplici, dall’architettura pulita, forte e di impatto potente. Una danza di simmetria. Le colone accolgono il visitatore abbracciandolo da ogni luogo e accompagnandolo in qualsiasi direzione. Sono le vere sovrane.

La parte principale, un tempo, era il cosiddetto Mihrab, il luogo in cui si dirigevano i fedeli, il fulcro del culto islamico. Oggi, però è occupato dal coro della cattedrale rinascimentale-barocca. Nel Cinquecento, infatti, secoli dopo la conquista cristiana, la Mezquita venne parzialmente modificata, adattata ad accogliere i fedeli cristiani.

La Grande Moschea, quindi adesso è un miscuglio tra due fedi, sebbene l’originale, secondo studi, pare sia stata unica al mondo nel suo genere. Jan Morris, storico inglese, la definì: “così vicina la deserto nella sua foresta di pilastri portanti simile a una tenda, così fedele ai canoni di pulizia, astinenza e regolarità fissati da Maometto”.

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LIBRI

Contare i passi

"Contare i passi. Dai Pirenei all'Oceano sul Cammino di Santiago" di Carla De Bernardi - Mursia, 2010

La polvere di diamante

"La polvere di diamante" di Ibn Hamdis - Salerno Editrice, 1994



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