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Coimbra, toghe e fado di Portogallo - foto : Portogallo, panoramica di Coimbra © Marta Forzan
Portogallo, panoramica di Coimbra © Marta Forzan

Coimbra, toghe e fado di Portogallo

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Un placido idillio nasce fra te e la città sapiente mentre arranchi sulla Couraça de Lisboa. Rotolano illusioni perdute di baccellierati e lauree giù per questa ripida via. Come rimbalzarono le note di un Fado pregno di speranze politiche tradotte in parole e musica.

Lo sguardo scivola tra le basse finestre aperte. Una giovane sgonnella su e giù davanti allo specchio. Ha i capelli lisci, neri, raccolti in una treccia chiusa da un fiocco nero. Ciglia scure e setose, pelle ambrata e luminosa. Mani nervose battono il tempo. Una voce maschile intona le note del Fado.

E’ l’Associação Académica del Fado. Qui si formano gli artisti che fanno parte della Velha Universidade. Il Fado di Coimbra integra il folklore rurale alla poesia. Destino, nostalgia, distacco, dolore e dramma. Protagonisti sono giovani studenti e professori che indossano una mantella nera simbolo dell’antico Ateneo.

Le sei del pomeriggio, e la scalata alla cultura continua fino alla Porta Ferrea dell’Università medievale, mentre dalla torre barocca dell’orologio teneramente chiamata A Cabra, belano i rintocchi delle campane che annunciano le “horas tristes”, quelle dello studio, delle biblioteche, delle stanze chiuse al crepuscolo.

E’ così da secoli. E da secoli si fa il contrario. Il Pátio das Escolas brulica di ragazzi con la scienza sotto braccio. Sulle tegole dei tetti si spaccano le ultime lame di sole. Geometrie d’ocra, rosso, oro a spezzare il blu cobalto del cielo. Lo stesso teorema di colori del Chiostro das Aulas Gerais e della biblioteca Joanina dove trionfa il barocco di legni dorati, lacche cinesi, tavoli d’ebano, legno di rosa e palissandro. Sacro tempio con trecentomila volumi antichi.

Sui volti l’esito d’un esame rubato, le lacrime d’un amor finito, il piglio d’un paese lontano. Il lampo d’un ricordo. Esci da quel luogo arcaico d’uomini illustri, di cultura e di scienza. Gioiello d’una città che sa di Toscana coi deliziosi scorci, stradine sinuose lastricate di ciottoli, antichi archi dal gusto medievale.

Dall’Arco de Almedina dominato dalla Torre do Anto, uno sguardo sulla città dolcemente protesa su un paesaggio ondulato. Acciambellata sul fiume Mondego “rios dos poetas” (fiume dei poeti), come una gatta chioccia che abbraccia le sue gemme. Piazzette curate a misura d’uomo, vicoli vivi, crocevia di scalinate, suggestioni d’angoli e d’atmosfera.

Coimbra vive e canta la notte. S’allestiscono liberi spettacoli sul naturale scenario teatrale di fronte alla Sé Nova o alla Cattedrale Vecchia. Opere di cappa e spada, di Shakespeare o tragedie greche. Tutto improvvisato, passionale. Artistico come l’anima di questa città.

Sotto improvvisi scrosci d’acqua la gente si disperde verso Largo di Portagem, accanto al Ponte di Santa Clara. Trova riparo nei cafè, locande e negozi sempre aperti lungo la zona pedonale di Praça do Comercio, sede dell’antico mercato.

Nei pressi del monastero di Santa Cruz ti fermi per gustare il Frango Churrasco, pollo alla griglia, il Leitao o il Bacalhau a Braz. Attorniati da bellezze artistiche, da botteghe d’artigianato tra una sosta e l’altra nelle “pastelarias”.

Torni in strada, sui ciottoli lisci e bagnati. Lo spettacolo continua nella riva opposta del Mondego, di fronte al Convento di Santa Clara-a-Nova. Va in scena la Rainha Santa in omaggio alla regina Santa Isabella e al suo “Miracolo delle Rose”. Generosa donna che celava santità nel cuore e portava pane ai poveri, nascosto sotto la veste.

Erano i primi del Trecento. Un giorno il re suo sposo Dionigi, Dom Dimìs per i sudditi, la sorprese e le chiese cosa portasse sotto il vestito. Solo fiori, rispose e il pane si trasformò in rose. Isabella morì nel 1336 e il suo corpo sepolto nel monastero di Coimbra dove, riesumato nel 1612, venne trovato intatto. A Roma, nel 1625, papa Urbano VIII ne celebrò la canonizzazione.

Lungo le vie, gli “azulejos” lacriman di pioggia. Decorano piazze, chiese, palazzi e sontuosi giardini come il Parco di Santa Cruz. Un’arte smaltata d’un blu dipinto di storie blu. Decori tra sacro e profano importati dagli arabi nel XIV secolo che rallegrano la vista. Azzurre piastrelle in maiolica raccontano miracoli, fatti d’arme, gioie e dolori. Saudade.

Ore e ore in queste strade a sbirciare dalle finestre, a carpire segreti e misteri di nomi sulle targhe delle porte antiche, memorie di chi c’è nato o morto. Fin sulle scalinate della Sé Velha dove senti il pulsare delle pietre. Si ride e si piange. Si canta il Fado. Il cielo s’è riempito di stelle, le strade di luci e fiaccole. Mantelle nere guizzan tra vicoli, sfiorano angoli. Ti balzano accanto. Labbra dischiuse in un sorriso di vita, di voci suadenti e inquiete.

E’ tutto un pizzicar ritmato di chitarre tra note arabeggianti e brasiliane che ti fan sentire odore di mare e di vicoli umidi. Vedi gesti di speranza e dignità. Incantesimi che trasformano lampi di notte in chiari d’alba. “Amor di studente non dura più di un’ora. Cosa puoi desiderare di più delle tue belle donne, del tuo fado, della tua terra”.

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LIBRI

Viaggi e altri viaggi

"Viaggi e altri viaggi" di Antonio Tabucchi - Feltrinelli, 2010

Lisbona e il suo poeta

"Lisboa Quello che il turista deve vedere" di Fernando Pessoa - Voland, 1997



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