Aeroporto di Mahè, Seychelles. Il nastro trasportatore non ne vuole proprio sapere di partire. E’ in debito con me di uno zaino, per cui devo stare ai suoi capricci. Percepisco la ragazza di fianco a me scrollare nervosamente la testa; è piuttosto bella e mi lancio in pensieri arditi diretti alla sua vita privata: chissà di cosa si nutre, quanto dorme, cosa legge e cosa pensa. In queste circostanze ammazzare il tempo è un obbligo.
Apro il passaporto e penso al fatto che tutti i doganieri di tutti gli aeroporti hanno l’aria minacciosa: chissà perché, sembrano preoccupati della tua presenza, quasi come se tu fossi Osama Bin Laden in persona.
Sfoglio pagine che certificano la mia presenza in India poche settimane fa, e, prima ancora, a Parigi. Poi Egitto, Chapas, Belize, El Salvador, Praga, Nicaragua, Mosca, Guatemala. I miei timbri sono lì, dimostrano burocraticamente che sono vivo.
Poi finalmente eccolo, fresco di stampa: Seychelles. Sorrido alla vista di quello stranissimo e sensuale timbro che ricorda da vicino il fondoschiena di una donna dalle fattezze perfette. Che siano così scurrili, qui, in questo insieme d’isole che tutti dicono essere paradisiache? Perché hanno scelto come simbolo due volgarissime natiche?
In realtà rappresenta il famoso coco de mer. Che, tradotto dal francese, significa letteralmente“cocco di mare”. E non inteso come frutto tropicale che si può gustare su spiagge da sogno, ma proprio a significare che questa pianta nasce, germoglia e si sviluppa negli abissi marini.
Leggenda, storia e un pizzico di sensuale romanticismo: fino al 1768 di lui non si sapeva nulla, nessuno l’aveva visto direttamente, se non alcuni marinai che si erano casualmente imbattuti in questo seme gigantesco, che, appunto, ricordava da vicino le sinuosità di una donna. La quale non sempre veniva apprezzata per il suo sorriso o la sua intelligenza.
L’oceano indiano ne portava in giro alcuni, i quali, ricolmi di una durissima polpa, non galleggiavano completamente. A differenza del comune cocco, che invece è cavo e quindi riesce a sopravvivere galleggiando per intero sopra le acque, il coco de mer, è pesantissimo e muore per il troppo sale assorbito. Può pesare anche più di 20 kg ed è il seme più grande del mondo.
Ragion per cui non si riuscì a farlo germogliare in altre zone del pianeta. Sensuale e misterioso, forgiò la sua leggenda nella mente di marinai che spesso si nutrivano di paure ancestrali e altrettanto spesso non vedevano donne da mesi. Si disse dunque che nascesse dagli abissi marini e che solo profondità enormi e sconosciute potevano farlo vivere.
Rarissimo, finì per impreziosire le corti aristocratiche del XVI secolo. Veniva agghindato e addobbato di pietre preziose come si conviene ad una vera e propria star. Considerata la sua forma, si disse che era afrodisiaco e si arrivò a credere che una coppa fatta di coco de mer potesse annientare gli effetti di qualsiasi veleno.
Oggi sappiamo che è endemico delle Seychelles e per la precisione si trova in sole due zone del pianeta: sull’isola Curieuse e all’interno della Vallée de Mai, a Praslin. Quest’ultima è una delle più piccole aree al mondo a essere stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Il coco de mer è dunque una specie protetta, nella speranza che possa narrarci, ancora nei secoli a venire, dei sorrisi maliziosi di ingenui marinai. Sorrisi perduti nelle burrascose onde del tempo.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




