Una delle poche regioni italiane a non essere bagnate dal mare è la placida Umbria. Mix perfetto di natura, tradizioni, arte e cultura. E fra le tante perle che sono state edificate in quest’area, Città di Castello, provincia di Perugia, ne è un fulgido esempio.
Le origini di questa cittadina risalgono al I millennio a.C. dopo che il popolo degli Umbri costruirono le loro capanne su isolotti del lago Tiberino. Chiamarono la zona Tiferno. In seguito svilupparono pacifici contatti commerciali col popolo degli Etruschi. Nel 295 a.C. passò poi sotto il dominio di Roma.
Fa effetto giungere fuori dalle mura cinquecentesche. Lì, abbandonare la macchina e poi camminare. Perdersi. Passeggiare senza meta. Senza filtri. Pensando solo a cosa potresti trovare alla fine di ogni strada. E così capita di ritrovarsi a vedere il Palazzo dei Priori, o quello del Podestà. O perché no, anche capitare dinnanzi alla Chiesa di San Domenico.
La cittadina, situata a 288 m., sorge nell’Alta Valle del Tevere. Ai tempi del libero Comune, Città di Castello era equamente divisa in quattro rioni, corrispondenti alle quattro Porte principali: Porta San Florido, Porta San Giacomo, Porta Santa Maria e Porta Sant’Egidio. Attualmente i rioni storici della Città sono tre: Mattonata, Prato e San Giacomo.
C’è come l’impressione che lì dentro, nella città, la vita scorra più lenta. E anche due persone che si tengono per mano assumono un’immagine più speciale. Ti guardi intorno e osservi. Con un silenzio mentale che apre il sipario sul profondo rispetto che questa terra è in grado di suscitare.
E’ d’obbligo una visita alla chiesa di San Francesco. Costruita gli inizi del XIV secolo, l’edificio religioso venne realizzato in pietra arenaria secondo lo stile gotico, a una sola navata, da un disegno del grande pittore-scultore-architetto Giorgio Vasari (Arezzo 1511 – Firenze 1574). Nella chiesa era conservata “L’adorazione dei pastori”, dipinta da Luca Signorelli nel 1496, e poi passata alla National Gallery di Londra.




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bello, a parte qualche imprecisione: Il Vasari disegnò solo, nel cinquecento, la Cappella Vitelli nella chiesa di San Francesco. In tale chiesa fu Raffaello a dipingere “Lo Sposalizio della Vergine”, attualmente a Milano al “Brera”:.
Ho comunque pubblicato l’articolo sul mio Blog, senza commento.
saluti,
Baldino