Roma, il tempio di Apollo Sosiano © Luca Ferrari
Roma. Area tiberina. In una piovigginosa giornata invernale resto a dir poco colpito dall’essere il solo turista che si aggira in queste zona. Pensare che a pochi minuti di cammino ci siano i più che gettonati Campidoglio, i musei Capitolini, Piazza Venezia e l’Altare della Patria, e le arterie commerciali più trafficate, mi sa quasi di miracolo.
Come un Amerigo Vespucci lanciato verso conquiste marine, con il vento in poppa, mi introduco nel cuore del Circo Flaminio. Gli occhi zittiscono il traffico stradale alle mie spalle. Il Teatro di Marcello parla il suo linguaggio. La sua lapidea grandiosità mi dà il benvenuto della Roma antica.
Sono passati più di duemila anni e questo maestoso edificio è ancora lì. Davanti a me. Nato da un’idea del dittatore Giulio Cesare (100 – 44 a. C.), il progetto fu portato a termine (e ingrandito rispetto all’idea iniziale) dal suo successore: Ottaviano Augusto (63 a.C. – 14 d.C.), il primo Imperatore di Roma.
L’edificio, inaugurato nel 17 a.C. in occasione dei Ludi Saeculares (Giochi Secolari), fu dedicato a Marco Claudio Marcello, il nipote di Ottaviano (figlio della sorella Ottavia) che questi aveva scelto come suo legittimo erede. Il teatro, uno dei più antichi edifici per spettacolo romani giunti fino a noi, mostra tutta la sua nobile possanza nella facciata in travertino.
Che emozione rappresentare qualcosa lì dentro. Ci metto poco a viaggiare di fantasia. Qualcuno forse gradisce, e dalle nuvole grigie sfugge al controllo uno schizzo di raggio di luce che mi solletica gli occhi. Non sarà mica stato quel beffardo del dio Apollo? Non si ricorderà mica che ai tempi dello scontro tra Achei e Troiani, esprimevo opinioni poco lusinghiere nei suoi confronti?
Ahimè, c’è proprio il suo zampino. A fianco del Teatro di Marcello c’è il Tempio di Apollo Sosiano, anch’esso realizzato in epoca augustea. La divinità mi cadde totalmente in disgrazia quando lui, il dio Del Sole, nel celebre poema omerico “Iliade”, guidò la freccia dell’infido Paride verso il tallone del semi-dio Achille, ossia nell’unico punto del corpo di quest’ultimo dove poteva essere ferito a morte.
Adiacente al Tempio, c’è anche quello dedicato a Bellona, corrispettivo femminile (romano) di Marte (Ares), dio della Guerra. Vari i resti, ma non caratterizzati dalla stessa maestosità degli altri due edifici. Forse mi sono documentato un po’ troppo, credo sia giusto nutrirsi dell’arte.
A indicarmi la strada ci pensano due placidi gabbiani. Fermi lì. A godersi la giornata. Chissà, magari dei loro lontanissimi antenati venivano utilizzati come piccioni viaggiatori per importanti scambi di messaggi. Riprendono il volo. Sembra quasi mi compatiscano, della serie, “Mi spiace mio caro, il Circo Flaminio dall’alto, ce lo guardiamo solo noi”.
"In viaggio con Kapuściński Dialogo sull’arte di partire" di Andrea Semplici - Terre di Mezzo, 2010
"L'amore a Londra e in altri luoghi" di Flavio Soriga - Bompiani, 2009

Da Malga Ciapela fino quasi a toccare il cielo, e poi scendere giù. Un ultimo tragitto con le gambe nel vuoto da Capanna Bill, per guardare più vicino il colosso della Marmolada, e le acque gelide del lago Fedaia.

Veneto montano. Nel cuore della provincia di Belluno. Come al cancelletto di partenza di una gara olimpica. Gli sci pendono verso la discesa, e via. Si comincia sulle piste del Ciamp d’Arei.

Una notte passata a mirare le stelle a Bosco Verde, delicata frazione di Rocca Pietore (1143 m.) nell’alto Agordino bellunese, prima di lanciarsi sopra le neve, in mezzo alla natura dolomitica.
E’ sì!!! Il Circo Flaminio dall’alto è un vero spettacolo, come tutti i fori romani…. grazie per la deliziosa passeggiata tra i resti dei miei antenati nella mia città natale! Ma il mio cuore, oggi, resta sempre a Venezia, città dei miei sogni infantili e della mia libertà!
ciao Manuela, è un piacere sapere di avere l’apprezzamento da un’autoctona, anche se con l’anima rivolta alla laguna…un caro salutto