Inizio spudorato, e lo confesso. Quando mi trovo davanti a edifici di oltre duemila anni (o anche meno), ripenso d’istinto a tutta la storia dell’umanità. Vorrei poter dialogare con ogni cosa inanimata e chiedere consigli. Vorrei sedermi al centro di una stanza, come si usava un tempo. È quello che ho provato a fare a Cipro, nel tempio greco-romano di Kourion.
Sulla strada per Pafos, ad appena due chilometri circa dal villaggio di Episkopi, giace il sito archeologico di Kourion, sviluppatosi dall’età classica fino al cristianesimo. Secondo quanto tramandato dallo storico Erodoto (Alicarnasso, 484 a.C. – Atene, 425 a.C.), venne fondata da Kourieus, uno dei guerrieri colonizzatori del re greco Argives.
Ciò che resta di questa antica città stato sono la villa dei gladiatori (tardo periodo romano), la basilica cristiana, il teatro romano (uno dei primi edifici cristiani) e i bagni di Eustolios, un complesso di case pubbliche e private (che vanno dal periodo Ellenistico fino alla seconda metà del VII sec. d.C.), l’edificio con i mosaici di Achille (IV sec. d.C.), l’acquedotto e la casa con la fontana.
Tutte queste costruzioni furono realizzate con blocchi di calcare, con colonne di marmo adornate da capitelli in stile corinzio, mentre i pavimenti furono ricoperti da mosaici d’indubbio valore. A poca distanza dall’acropoli, verso ovest, lungo la strada che porta da Limassol a Pafos, si trovano invece la basilica cristiana, lo stadio romano e il santuario di Apollo Hylates, che furono innalzati a partire dal periodo Arcaico alla fine del dominio romano.
Vicino alle rocce dell’acropoli, tra Episkopi e la costa, si trova una cappella bizantina dedicata a S. Hermogenis. Attorno a questa si trova la più vasta necropoli di Kourion, comprendente tombe, talvolta in roccia, che vanno dal periodo Arcaico alla fine della dominazione romana. Non di meno, in una delle tombe a Kaloriziki è stato trovato uno scettro reale fatto di smalto e oro del XII secolo a.C.
Il mare si avvicina lentamente. Sembra che parli. Adesso il teatro è vuoto, ma quando cala il tramonto e va in scena una delle epiche imprese greche nelle rassegne teatrali, chi può davvero dire che cosa riusciremmo a provare? Queste pietre non hanno solo storie da raccontare o immagini da formare sui mosaici. Qui dentro, c’è una traccia di ciascuno di noi.




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