Le cicale friniscono senza sosta e il riverbero dei sassi bianchi e polverosi tra i binari ferisce gli occhi. Fa caldo alla stazione di La Spezia, mentre aspetto il trenino che mi porterà a spasso sugli strapiombi e le colline a terrazza delle Cinque Terre.
“Monterosso, Vernazza, Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono (…) i nomi di pochi paesi o frazioni di paesi così asserragliati fra le rupi e il mare.” Così Eugenio Montale, che le Cinque Terre più volte celebrò nelle sue poesie (possedeva una residenza estiva a Monterosso).
Prima fermata, Riomaggiore. Il borgo è suddiviso in più ordini di case sparse su un fazzoletto di terra a picco sul mare: non pare essere reale, tanto è straordinaria e assurda insieme la disposizione delle abitazioni.
L’uomo, per una volta, è stato capace di costruire senza snaturare l’ambiente circostante, anzi: in punta di piedi ha chiesto alla costa di poter prendere qualche centinaio di metri quadrati per costruirci il proprio rifugio. E questa cittadina arroccata sugli scogli rispecchia appieno l’identità introversa dei liguri.
Per Manarola decido di fare una passeggiata. Sfrutto la Via dell’Amore, suggestiva camminata chiamata così per i suoi panorami romantici, con panchine scavate nella pietra, dove farsi cullare dal rumore delle onde che modellano la roccia sedimentaria.
La città si estende su una gola cinta da due speroni rocciosi, digradando verso il mare attraverso una piccola insenatura. Le case intonacate di rosa, giallo pallido, rosso acceso sono il marchio di fabbrica delle Cinque Terre.
L’unico borgo non direttamente affacciato sul mare, ma che domina le colline lavorate a terrazza, è Corniglia. La raggiungo percorrendo i 377 gradini che compongono le rampe della Lardarina, una scala di mattoni disposta lungo la collina. L’accesso al mare è decisamente più faticoso che nelle altre perle dell’area, ma è anche vero che a Corniglia, vista la posizione sopraelevata, si godono panorami forse ancora più stupefacenti.
Brulica di vita il porticciolo di Vernazza, nel tardo pomeriggio ligure. L’insenatura naturale lungo la quale si è sviluppata la città ne rappresenta il fulcro principale: lo dimostra la sfilza di motoscafi e caratteristici gozzi da pesca disposti in fila lungo il muro del porticciolo.
Già all’epoca delle Repubbliche Marinare il golfo era approdo ideale per le galee genovesi. La chiesa di Santa Margherita d’Antiochia, a lato del porto, e il Santuario di Santa Maria di Reggio, sul promontorio, vegliano sul borgo e i suoi abitanti.
Al tramonto arrivo infine a Monterosso, la più popolosa delle Cinque Terre: la città si estende in larghezza più che altezza, vista la conformazione del territorio. Laddove Montale trascorreva le sue estati, si trova la spiaggia del Gigante, sovrastata dall’omonima statua raffigurante un Nettuno avvinto alla roccia.
Il profilo deciso della statua, il sole che cala sul golfo, la frescura serale, suggellano il ricordo di questa giornata nel mio cuore.





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