I remi s’inzuppano delle acque fluviali al ritmo della tradizione. Battelli, kayak e pedalò rendono l’uomo sempre più vicino al mondo marino, mentre anatre e cigni fanno la gioia dei bambini. Decine e decine di puro impeto naturale. Dal Galles all’Inghilterra. È il fiume Dee. E lì, in terraferma, sotto le antiche mura di Chester, un placido passeggiare tra quotidianità e artisti di strada.
La calura dell’estate si fa sentire anche nella “fredda” terra d’Albione. Lassù, nel nord-ovest. Nella contea del Cheshire. A Chester. Quasi sul confine gallese. Niente di meglio dunque di una rilassante e fresca passeggiata lungo le sponde del Dee, potendo confidare sulle ampie e generose chiome verdi degli alberi sul lungo fiume che garantiscono ombra e tranquillità.
Il fiume Dee (in gaelico Afon Dyfrdwy) nasce nel Galles, dal monte Dduallt (662 m s.l.m.), nella regione settentrionale del Snowdonia, nel Merionethshire. Ha una lunghezza di 70 miglia (110 chilometri circa). Attraversa il lago Bala (Gwynedd) e sfocia nel Mare d’Irlanda, nell’estuario compreso tra la suddetta nazione britannica e la penisola inglese di Wirral.
La corrente di un fiume. Cigni (tutti di proprietà della Regina) e anatre. Giovani generazioni spensierate. I riflessi del sole nelle acque. Come potrebbe tutto questo non esaltare e ispirare l’arte? Fin dai miei primi passi lungo il Dee, dipinti d’arte classica e moderna attendono i futuri compratori. Poco più avanti, un solitario cantautore, armato solo di chitarra e minuscolo amplificatore intona leggere serenate popolari.
In certi il tratti il fiume si fa melmoso. A tal punto che un’imbarcazione neanche troppa piccola vi è arenata. Il colore delle sue acque non rimanda certo ai torrenti alpini nostrani, ma non è poi così diverso dai vari Arno e Tevere, anch’essi caratterizzati sovente da torbide tonalità. Ma per fortuna non è così in tutto il tratto. C’è chi si dà al kayak, e chi alla più tipica voga all’inglese.
Piccoli chioschi di gelati e hot-dog giganti al ritmo dei Rolling Stones scandiscono il tratto, rigorosamente pedonale. Sul fiume intanto, come si vede anche nella celebre Senna parigina, battelli dai nomi caratteristici (Lady Diana e Mark Twain) portano a zonzo i turisti. Viaggi per due ore, facendo “vela” anche verso il ponte di ferro e la casa del Duca e la Duchessa di Westminster, il tutto per quattordici sterline (sei, i bambini).
Per chi fosse più per il fai da te, ci sono anche i più ecologici pedalò, mentre sulla strada a ridosso del fiume, sotto le antiche mura, gl’immancabili pulmini giracittà. Il City Sightseeing Chester è già carico di turisti. Sempre lì vicino, a ridosso del Grosvernor Park, la Cella dell’Anacoreta. In pietra arenaria. Risalente alla metà del XIV secolo, e realizzata come luogo di ritiro religioso per monaci o eremiti.
Salutato da un pezzo l’Handbridge, attraverso finalmente il fiume sopra il caratteristico Queens Park Bridge, ponte inaugurato il 18 aprile 1923. Ed è lì che i miei sforzi da bipede errante trovano il loro apice. Così, come pervaso da una febbrile e antica sensazione di muse mai stanche, sento che qualcuno, proprio in questo giorno, potrebbe aver mosso (o potrebbe iniziare a muovere) i suoi primi passi tra l’inchiostro e la scoperta del mondo.





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