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Certaldo, nella patria del Boccaccio 2 - foto : Certaldo (FI), borgo alto © Luca Ferrari
Certaldo (FI), borgo alto © Luca Ferrari

Certaldo, nella patria del Boccaccio 2

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Antiche vie. Ere passate. Un piccolo pozzo i cui addobbi floreali esterni richiamano all’esprimere qualche desiderio, lanciando magari in fondo qualche fiorino. Anzi, euro. Un piccolo mondo concentrato. Non serve la finzione di una telecamera per immaginare come dovesse essere la vita all’epoca della vita medievale da queste parti. Nel borgo antico di Certaldo alto, nella Valdelsa fiorentina.

Cancello ogni logica di percorso segnalato, e arrivo nell’antica ex-chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, un mix di romanico e gotico. Un tempo faceva parte di un grande complesso architettonico comprendente chiostro e convento. Per la sua fondazione, furono utilizzati i resti di una precedente struttura in pietra, mentre il campanile sembra essere più antico. Non sono molti i documenti pervenuti di questo edificio, le cui attuali strutture risalgono al XIII secolo.

Ed è per queste stradine che ogni mese di luglio va in scena Mercantia. Un festival delle arti di strada che richiama artisti e turisti da tutto il mondo. Vivere questo appuntamento significa poter scoprire dentro di sé passioni creative che cercano il cunicolo giusto per manifestarsi. Musiche. Recite. Declamazioni. Un mondo globale e nomade riunito entro le antiche mura di Certaldo.

Tocca poi a lui. Palazzo Pretorio (XII sec.), la cui superficie muraria pare un arlecchino di smalti e pigmenti poichè costellata di stemmi e targhe in pietra e marmo, ognuno dei quali rappresenta l’arme della famiglia a cui apparteneva il Vicario che li fece apporre. Tra di essi spuntano alcuni usciti direttamente dalla bottega dei Della Robbia, nota famiglia di scultori italiana, specializzata nella tecnica della terracotta policroma invetriata.

L’interno è un trionfo d’arte. Porte in pietra serena. Soffitti a volta. Gli affreschi con stemmi rappresentanti le 24 podesterie soggette al Vicariato. Il crocifisso fatto dipingere da Tommaso Portinari nel 1578. Davanti all’ingresso della Sala delle Udienze si trova una Pietà dipinta nel 1484 al tempo di Alberto Alberti, sembra da Pier Francesco Fiorentino, prete e pittore. Come in un piccolo labirinto, si può entrare nelle celle dove venivano rinchiusi gli imputati di colpe civili.

Nella più grande di queste ultime, sulla copertura a volta, c’è una curiosa scritta “O come mal la discorresti amico quando mettesti il pé drento a la soglia poiché l’uscita non sarà a tua voglia Giambadia il sa e per questo te lo dico”. Un ammonimento, che si ritrova con parole diverse anche in altre sale dello storico palazzo.

Girando nel Palazzo Pretorio, arrivo al giardino della casa da te, installazione donata al comune di Certaldo dalla città gemellata giapponese di Kanramachi, creando una fusione tra caratteri orientali e il contesto medievale.

Saltando da una sala all’altra, ecco un oggetto dal fascino integerrimo. Il vecchio meccanismo dell’orologio della torre di Palazzo Pretorio. Questi, realizzato nel XIX secolo, è caratterizzato da un telaio a castello in ferro battuto con quattro colonne cilindriche, mentre le ruote furono forgiate in acciaio, ottone e bronzo. Sembra quasi di sentire la severità dei giudici invece nella Sala delle Udienze, lì dove un tempo si svolgevano i processi.

Tic toc, il tempo passa. E quasi non visto da nessuno, come un felino, sgattaiolo sulle scale attorno alle mura. L’altezza e le annesse vertigini mi fanno sobbalzare. Scruto il più possibile da lassù in cima, ricercando nei miei ricordi scolastici gli eterni scontri tra guelfi e ghibellini. Per qualche minuto mi sento come un podestà. Signore assoluto dell’antica Certaldo.

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