Ci hanno danzato Kate Beckinsale e John Cusack in Serendipity (2001), ci hanno parlato Patrick Dempsey e Michelle Monaghan in Un amore di testimone (2008, Made of Honor). Ci hanno fatto jogging i sei immortali protagonisti del telefilm cult anni ’90, Friends. E sono infinite le storie dei tantissimi che non ho ancora citato.
Il polmone verde di New York, situato nel quartiere di Manhattan, all’ombra d’imponenti grattacieli. E’ Central Park, parco aperto nel lontano 1856. Ci entro quasi intimidito. Mi sento finalmente parte di quelle leggende che ho visto per tante volte nelle sale cinematografiche. Guardando gli ampi spazzi, penso che ci potrei girare per settimane.
Neanche fossi il protagonista di Indipendente Day (1996), trovo un anziano seduto che aspetta qualcuno da sfidare a scacchi. Seguo l’istinto. Lui è più concentrato. Più che le sue mosse, studio la sua faccia, le sue mani. Mi sembra abbastanza in salute. Sorseggia ogni tanto della limonata. Non mi chiede molto.
E’ solo un’impressione. Finita la partita (vittoria per lo “yankee”), si auto-nomina mia guida personale, e iniziamo a passeggiare in lungo e in largo. Adesso è il mio turno di restare in silenzio, anche perché non tutto quello che mi dice, lo capisco alla perfezione. Qualche (…) parola di slang ce la mette sempre dentro.
Per raccontare ciò che si fa o è stato fatto, non basterebbe tutto il web. Se l’estate è terra di conquista delle rappresentazioni teatrali, l’autunno ha un solo padrone: la Maratona di New York, che si conclude proprio a Central Park. Un evento dal fascino unico, per la quale ho già prenotato i miei lontani settant’anni di età.
Alla fine Bill mi saluta. Non mi chiede recapiti, o se mai ci vedremo. Lo invidio. Lo vedo venire risucchiato dal panorama verde, e mi sento contaminato. Provo a conservare il momento, ma ho bisogno di scomparire dal raggio umano. Mi arrampico su uno dei tanti alberi ad ampio fusto. E resto lì.
Il sole picchia. Passo in velocità davanti al Rat Rock e Cat Rock, dove scalatori si possono allenare. Ma ho troppa voglia dell’acqua. Quasi inciampo sui ponticelli dalla foga. Poi arrivo in uno dei tanti laghetti artificiali. Non riesco a resistere. Faccio una rudimentale barchetta e la lascio andare, mentre la saluto con lo sguardo già umido.




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