Il Medioevo lo si trova alla fine di una strada sterrata e fangosa. La via è tortuosa, sembra non finire. Poi una casa-accoglienza per i visitatori preannuncia lo spettacolo. Il castrum medievale di Castelseprio, che quest’anno concorre per diventare patrimonio mondiale dell’Unesco, si apre lì davanti.
La storia di questo posto magico si può racchiudere in poche date. Fu frequentato già in età preistorica, come testimoniato dal ritrovamento di tombe antichissime, ebbe il momento di splendore massimo nel IV secolo d.C. quando fu scelto come postazione militare per la sua posizione strategica privilegiata. In età longobarda fu un importante centro giudiziario. Venne distrutto nel 1287 su decreto dell’arcivescovo Ottone Visconti nella lotta tra le famiglie Visconti e Della Torre. Ma, nonostante tutto, Castelseprio vive ancora.
Era il 1944 quando alcuni pastori portarono a pascolare il gregge in questa zona. Vennero sorpresi da un temporale. Cercarono riparo nei boschi. Entrarono in quella che parve loro una semplice grotta coperta di rovi. Non sapendo che quella grotta era la Chiesa di Santa Maria Foris Portas. Non sapendo che avevano appena scoperto uno dei siti archeologici italiani più importanti del periodo medioevale.
Ci incamminiamo lungo il pendio della collina. L’autunno, come un velo morbido, ha ricoperto tutto di arancio, di foglie, di rosso e castagne. Alla nostra sinistra c’è l’imponente muro di cinta che proteggeva la cittadella dagli attacchi esterni. Ora sarà alto mezzo metro: originariamente era più di sei.
Superata la torretta di controllo sul versante nord-est (ne rimane solo il basamento quadrato) entriamo nel castrum: sembra di sentire ancora le voci, il brulichio della comunità intenta a sopravvivere.
I punti centrali del castrum sono gli edifici cristiani. La Basilica di San Giovanni è un miracolo: ci sono ancora i resti dell’abside alta più di dieci metri, e le tre nevate si scorgono ancora perfettamente. Ci sono i resti della torre campanaria, con all’interno la vasca ottagonale per i battesimi, e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana sul lato opposto.
Stesso discorso vale per la Chiesa di San Paolo, poco distante. Ripropone un raffinato modello preromanico di chiesa poligonale absidata, con matroneo sostenuto da colonne. Fu costruita tra la fine del IX e il X secolo.
Siamo soli, ma sembra di essere al centro del mondo e della Storia. L’immedesimazione che questo luogo ti fa vivere è sempre più forte, passo dopo passo. L’autunno laborioso è lo stesso che vivevano i nostri antenati, secoli fa. E per un attimo ci sembra di essere in contatto, lì con loro.
Poi la magia finisce. La sera sta scendendo e le foto vengono scure. Un ultimo cenno di saluto ai ragazzi che stanno lavorando alla ristrutturazione delle due chiese. E un ultimo sguardo a questo luogo che se diventasse patrimonio dell’Unesco non ruberebbe nulla. Ma vedrebbe solo riconosciuto il suo immenso valore.





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