Da Cristoforo Colombo a Enrico Alberto d’Albertis (Voltri, 23 marzo 1846 – Genova, 3 marzo 1932). Storie di navigatori. Storie di anime audaci che avevano nel loro dna l’istinto della scoperta. Entrambi genovesi. Enrico, ripeterà lo stesso tragitto atlantico del conterraneo, quattrocento anni dopo.
E lassù, sulla collina di Montegalletto, il navigatore, scrittore, etnologo e filantropo italiano, D’Albertis ci fece la sua dimora. Un castello per la precisione, eretto su resti di fortificazioni cinquecentesche, tra il 1886 e il 1892, con la supervisione di Alfredo D’Andrade (Lisbona 1839 – Genova, 1915).
Lasciata la marina militare con il grado di guardiamarina di prima classe per entrare a far parte della marina mercantile, nel 1871 Enrico condusse il primo convoglio italiano attraverso il canale di Suez. Nel corso degli anni, il legame che strinse con il mare e la voglia di scoprire fu il motore della sua esistenza.
Viaggiò nel Mar Mediterraneo a bordo dello yacht Violante. Nel 1879, con Vittorio Vecchi, meglio noto come Jack la Bolina, il conte Ponza di San Martino, il marchese Doria, il marchese Imperiale e pochi altri, fondò il Regio Yacht Club Italiano. Complessivamente compirà tre viaggi intorno al mondo, l’ultimo dei quali nel 1910.
Ogni viaggio era una scoperta, e non tornava mai a mani vuote. I ricordi di un contatto con una nuova parte nel mondo, venivano depositati là, nel Castello. E prima di passare a miglior vita, il suo animo nobile gli fece donare il maestoso edificio (insieme al bastione della cinta muraria cinquecentesca contenente i resti basamentali di una torre della precedente cinta medievale) all’amata Genova.
“…È meraviglioso tutto quello che ha saputo radunare in tutte le parti del mondo, ma è mirabile soprattutto lo spirito di eclettismo sicuro e signorile che lo ha guidato nelle sue raccolte. In quella massa di oggetti della provenienza e dell’indole più disparata si sente, viva, l’anima aperta a ogni sentimento di bellezza, a ogni manifestazione della scienza”, G. Pessagno, La Gazzetta di Genova, 31 gennaio 1921.
Salire in alto nel Castello per provare l’ebbrezza di capire. E’ una giornata di sole. Il verso dei gabbiani assomiglia a un richiamo. Ora capisco. Quando il Capitano D’Albertis si svegliava e guardava il mare, e si domandava che cosa ci facesse ancora sulla terra. Non c’era tempo per rispondere. Il timone era già in movimento.




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