Caserta. Percorrendo le sue vie trafficate e un po’ caotiche come quelle di una qualsiasi altra città del mondo, davanti alla Reggia prendo coscienza che essa nasconde come in un scrigno un pezzo della storia d’Italia.
Fu Carlo III di Borbone a volere a metà del XVIII secolo la costruzione della Reggia. Divenuto Re delle Due Sicilie la sua volontà fu quella di affermare anche in Italia il prestigio e il potere della dinastia. E per questo motivo volle edificare il Palazzo ad imitazione della mastodontica Reggia di Versailles, all’epoca il non plus ultra dei Palazzi regali di tutta Europa.
L’opera fu commissionata al celebre architetto Luigi Vanvitelli che lo rese un capolavoro di architettura. Nel 1751 fu presentato il progetto ultimato e l’anno seguente si tenne la cerimonia di inaugurazione della prima pietra alla presenza di tutta la famiglia reale.
Varco la soglia del Palazzo storico e come ogni volta che lo faccio la mia mente e il mio corpo subiscono una trasposizione. Mi immergo totalmente in un’altra epoca. Do sfogo così alla mia immaginazione e d’improvviso la Reggia si popola di cortigiane e cortigiani, di domestici e di maestri di Palazzo, di paggi e di menestrelli. Nelle sue stanze il Re con i suoi maggiordomi e le sue guardie. Nei suoi salotti la Regina con le sue dame di compagnia.
Vestiboli e colonne doriche arricchiscono il piano terra dove il sontuoso scalone reale domina imponente. Tra i vestiboli e gli androni, tra i cortili, i passaggi e i piazzali tipici dell’architettura vanvitelliana si svolgevano banchetti e parate. In questi spazi i gran balli tra parrucche ricciolute e ricchi abiti dai colori sgargianti di foggia parigina.
Frivolezze aristocratiche.
Dal vestibolo posto in fondo al piano terra facciamo ingresso nell’immenso Parco. Al suo interno due Giardini, all’inglese e all’italiana. A decorare quello all’italiana magnifiche statue marmoree, cascate, vasche e fontane. La Fontana Margherita chiude il Giardino all’italiana inaugurando il ciclo delle Fontane del Canalone attraverso cui si giunge nell’elegante e raffinato Giardino all’inglese.
Salendo i gradini dello scalone giungiamo nel vestibolo centrale da dove, attraverso stretti corridoi, facciamo ingresso nel delizioso Teatro di Corte inaugurato nel 1769 alla presenza di Ferdinando I delle due Sicilie. Qui si tenevano le pompose feste di corte.
Sono 1200 le stanze dell’ultimo capolavoro del Barocco italiano, così come lo hanno definito gli storici dell’arte. Due gli Appartamenti reali, il Vecchio e il Nuovo. Camminiamo incuriositi tra sale e salotti tutte rese splendenti da affreschi, ricchi arredi in stile Impero, oggetti preziosi e sete pregiate provenienti dalla fabbrica di San Leucio. Eccoci nella suggestiva Sala del Trono (Appartamento Nuovo).
A decorarla una ricca serie di medaglioni dorati con le effigie di tutti i sovrani di Napoli. Gli stemmi di tutte le province del regno e il famoso affresco di Gennaro Maldarelli raffigurante la cerimonia della posa della prima pietra. La più importante dell’intero complesso, in questa Sala il Re amministrava la giustizia, riceveva le delegazioni ufficiali e gli ambasciatori provenienti da molte parti del mondo.
La Reggia fu ultimata nel 1845 e l’ultimo re ad abitarla con tutta la sua corte fu Francesco II di Borbone. Uno dei gioielli del patrimonio artistico di cui l’Italia può vantare è oggi sotto l’egida dell’UNESCO.





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Splendida! Ricordo di avere dimenticato la stanchezza del percorso a piedi lungo tutto il parco alla sola vista della fontana con Diana e Atteone!