Come si fa a non lasciarsi affascinare dal Carso, l’altipiano brullo e roccioso che copre la parte più orientale del Friuli Venezia Giulia e si stende al di là del confine, in territorio sloveno?
Nella landa carsica, dietro ad ogni roccia può nascondersi un muricciolo che in passato delimitava il perimetro degli antichi castellieri.
O una fenditura della roccia che si apre poi in una gola spettacolare, o una particolare specie arborea che, grazie al microclima che si crea sul fondo di una dolina, cresce indisturbata e arricchisce questo territorio apparentemente desertico.
Un paesaggio creato dal paziente lavorio dell’acqua che erode il calcare, scava cunicoli e grotte, si adagia in laghetti, scorre silenziosa sotto la superficie seguendo percorsi in parte ancora sconosciuti.
Un territorio impossibile da conoscere in ogni sua cavità, antro o roccia, quasi che il Carso stesso fosse geloso del proprio essere.
Plasmata dall’acqua e dal vento, la roccia è la sua anima. Possiamo farci raccontare l’origine di quello che vediamo dalla scienza, consultando libri di botanica e di storia, o possiamo farci sedurre dall’immaginario collettivo e ascoltare le sue leggende.
Ce ne sono tante e alcune ve le racconto.
C’era una volta il Carso, una terra feconda, ricca di prati, boschi e ruscelli.
In un angolo remoto della Terra si erano accumulate delle pietre e il buon Dio ordinò all’arcangelo Gabriele di raccoglierle e gettarle in mare.
Accadde che, lungo il suo volo, il fidato mandatario incontrò il diavolo che, incuriosito dal pesante fardello che trascinava, tagliò il sacco e le pietre caddero spargendosi sull’altipiano.
Il diavolo salta fuori anche nella leggenda della rocca di Monrupino dove, in cima ad una delle alture carsiche, è stata eretta una chiesa dedicata alla Vergine.
La leggenda vuole che il pastore che la costruì, trovasse ogni giorno il suo lavoro distrutto ma una mattina, con sua grande sopresa, la chiesetta era bella e finita.
Si narra che fu proprio la Vergine ad aiutare il tenace pastore. Cosa lo fa pensare? Nelle vicinanze, sulla roccia, c’è l’impronta di un piedino.
Cosa dire, invece, del fiume Rosandra che scorre nell’omonima valle, oggi riserva naturale facilmente raggiungibile dal capoluogo giuliano?
Secondo la leggenda, sull’altura che domina la valle viveva la principessa Rosandra, la cui bellezza era conosciuta in tutto il mondo.
La principessa un giorno si innamorò di un cavaliere che putroppo, poco dopo il loro incontro, dovette partire.
Si scambiarono promesse di amore eterno ma la barca del bel cavaliere trovò tragica fine e oggi, lungo la valle, scorrono ancora le lacrime della sua amata.
Il costone roccioso che precipita nel golfo di Trieste, uno scenario naturale di notevole bellezza, incanta con altre leggende chi viene dal mare.
Sulla scogliera che sostiene il castello di Duino, poco lontano da Trieste, si scorge una figura femminile avvolta in un mantello bianco.
Secondo la leggenda è la Dama Bianca, la nobildonna che viveva nella lussuosa dimora assieme ad un castellano malvagio.
Si narra che il castellano, in uno scoppio d’ira, scaraventò giù per la rupe la sua dama.
Impietosito dal suo urlo straziante, il cielo la trasformò in pietra perché non morisse e da quel giorno si dice che il suo spirito vaghi per le stanze del castello.
Ancora, lungo la costiera, da Duino verso Trieste, si passa con l’auto sotto una caverna naturale, dovuta ad un blocco di pietra chiamato “sasso di Dante” che si getta nella baia sottostante.
La leggenda vuole che Dante fosse venuto in visita al castello di Miramare, dimora dell’arciduca Ferdinando e della sua Carlotta, e che si fosse seduto a meditare a lungo su quella roccia, tanto che sembra che vi sia scolpito il suo volto.
Altri frammenti di storia, racconti di tragedie realmente accadute o leggende, sono sparsi in questa terra, misteriosa e affascinante come le bellezze naturali che nasconde o, se preferite, che gelosamente custodisce.





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volevo segnalare che ci sono delle inesattezze riguardo a Dante e al coniuge di Carlotta. Verificate le fonti storiche