L’isola di Capri. Rimane nelle narici il profumo unico di questo angolo di eden. Spensierata e sbarazzina è in modo inconfondibile lei. Un piccolo diamante del mar Tirreno. Un po’ civettuola e un po’ compiaciuta della sua condizione di privilegiata.
L’isola fiorita. Così la denominò Esiodo nella sua Teogonia. Qui regnarono le leggendarie Sirene che metà donne e metà uccello a suon di flauti e di lire ammaliavano i marinai di passaggio nell’isola. Lo racconta Servio nel suo Commento all’Eneide.
Con il nostro aliscafo ci stiamo avvicinando al suo porto che è già ricolmo di piccole barche, non di rado molto sofisticate. Il sole si irradia sulle limpide acque provocando un luccichìo che quasi ci acceca. In lontananza spiccano dal mare come Poseidone in procinto di tuffarsi, i due Faraglioni. Scultorei,imponenti, taciturni.
Dimora imperiale. In epoca romana, Capri divenne il soggiorno preferito dell’imperatore Augusto che, come narra lo storico Svetonio, la chiamava Apragopolis ossia “la città del dolce far niente”. Fu lui a scoprirla nel 29 a.C. Il suo successore Tiberio vi trascorse addirittura dieci anni e vi costruì ben dodici Ville, una delle quali, la famosa Villa Jovis.
Un passato millenario. Diverse furono le dominazioni che la interessarono. Territorio del Regno di Napoli, l’isola fu sotto il dominio di Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Borboni. Scarso fu però il loro interesse per un luogo privo di risorse. Abbandonata a sè stessa sin dal VI secolo fu dilaniata continuamente da scorrerie tra pirati, da saccheggiamenti e dalla peste.
Fragranza di aranci e salsedine, gridi di gabbiani, fragore delle onde che si scagliano contro la roccia. In questo luogo dall’atmosfera mitologica nell’800 molti scrittori, poeti ed artisti trovarono riposo ed ispirazione per le loro opere. Il famoso Gran Tour la rese celebre.
Nel 1905 fu rifugio letterario per scrittori russi come Massimo Gorki in fuga dopo la guerra russo-giapponese. Ma nella storia dell’accoglienza di personalità di spicco, Capri annovera anche quella dello svedese Axel Munthe. L’insigne medico scelse di costruire la sua dimora sulla cappella medioevale di San Michele.
L’isola dai mille percorsi. Ci fermiamo nella rinomata piazzetta di Capri che dalla sua terrazza ci offre una romantica vista del Monte Solaro. Scopriamo che è il fulcro della vita mondana dell’isola.
Ci addentriamo nel borgo marinaro, tra i resti delle Ville imperiali, nei Giardini di Augusto. Facciamo tappa nella Certosa di San Giacomo, tra i chiostri e le sue sale dove troviamo esposte le opere del pittore Diefenbach. Nei suoi Giardini le piante balsamiche, i fiori, le spezie dalle cui essenze i monaci ricavavano deliziosi profumi.
Passeggiamo per i vialetti di Capri e dai Belvederi ci soffermiamo ad osservare i suoi strapiombi. Visitiamo la Chiesa della Croce tra fumi di incenso e profumo di candele. Nei sentieri tra alberi di arance, limoni e ulivi troviamo il nostro idillio.
Le grotte. Un simpatico marinaio ci accompagna verso le meravigliose grotte che circondano l’isola. Attraverso l’Arco di Betlemme, navighiamo tra la grotta del Bove Marino il cui rimbombo somiglia al muggito di un bue e la Grotta Meravigliosa in cui la fantasia popolare ci scorge la figura della Madonna.
La grotta dei Preti in cui la roccia sembra aver scolpito figure di sacerdoti. La grotta del Moschino dai colori sgargianti,dal giallo al viola al verde acceso. Giungiamo alla grotta dei Faraglioni fino alla grotta Azzurra. Con una minuscola barchetta ci inoltriamo al suo interno. Un fantastico sipario di un azzurro intenso cala su un un viaggio all’insegna di piccole scoperte e grandi emozioni.





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