Dobbiamo assolutamente correggere il tiro.
Capo Verde, chiamato “paradiso in terra nonostante la crescita dell’attenzione da parte del turismo di massa”.
Il nonostante è di troppo: un paradiso vuoto di persone è quanto di più insensato.
Un paradiso nell’iconografia comune è un luogo bellissimo dove spiriti liberi sono in armonia con sé, con il luogo e con il Mastro di tutte le cose.
Allora quell’angolo di mondo africano non deve guardarsi dall’arrivo di “anime erranti”, bensì dal non riuscire ad armonizzare l’ospite con l’incantevole natura e l’umanità autoctona.
Da qui sì parte per il vero paradiso e il paradiso ha forma di un arcipelago disposto a semi cerchio che deve i suoi natali ai borbottamenti ancestrali di vulcani oramai spenti.
E’ già Africa ma infondo non lo è ancora quasi volendosi distaccare da un Continente Nero non solo per tradizione, ma anche per futuro.
Siamo in pratica a cinquecento chilometri dalle coste del Senegal e il colpo d’occhio è quello di un frullato di ambienti naturali incontaminati: spiagge bianche, mare cristallino, sabbia di piccoli deserti uniti a verdissime valli.
Mille colori che nutrono gli occhi.
Il caldo oltretutto non è oppressivo, le temperature sono cullate da un secco che non desta fastidio in un clima tropicale che ferma il barometro sugli invidiati venticinque gradi di media.
Ogni visitatore potrà trovare pane per i propri denti: le isole più importanti e grandi offrono un’accoglienza organizzata, le minori invece affascinano per il contatto diretto con la semplicità della vita delle popolazioni locali.
Un’estate sempreverde è supportata da standard sanitari di buon livello per un paese che viene definito come “in via di sviluppo” e la cucina si dimostra gustosamente ricca e avvolgente.
Il palato però non è l’unico a goderne: i ritmi e la musica scuotono le membra del visitatore metropolitano in cerca di pace e relax magari dopo un anno passato tra il traffico, lo smog e la confusione.
L’isola di Sal è la porta del paradiso in quanto unica a possedere un aeroporto internazionale.
Duecento chilometri quadrati che nascondono un gioiello chiamato Pedra do Lume, cratere vulcanico riempito d’acqua marina così salata da potere sostenere anche chi non sa stare a galla.
Santo Antão è l’isola dalle mille facce: altipiani verdissimi, spiagge vulcaniche che fanno la felicità di chi ama il trekking e le passeggiate nella Natura.
Seguendo il detto che vede il buon vino stare nella botte piccola, l’isola di Sao Vicente offre nelle sue ridotte dimensioni il fulcro della cultura capoverdiana in un retrogusto architettonico spiccatamente coloniale.
La conclusione può essere lasciata all’isola di Sao Nicolau, dove le esigenze di lui e di lei possono incontrarsi: mentre la donna si fa cullare dalla sabbia nera della spiaggia vulcanica, toccasana per l’artrite, l’uomo può dedicarsi all’epica pesca a quel mostro marino formato pesce di nome Marlin.
Così anche l’armonia di coppia è preservata.
Ve l’avevamo detto che eravamo in paradiso.





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