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California, davanti all’Oceano Pacifico - foto : Malibu al tramonto © Marcello Frigeri
Malibu al tramonto © Marcello Frigeri

California, davanti all’Oceano Pacifico

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“Quando mi metto seduto sulla tavola da surf e remo verso l’oceano aperto è come se il tempo si fermasse solo per me, e se provo a guardare tra le acque del fondale vedo gli squali, dei piccoli squali che accarezzano la corda del mio surf”.
Il ragazzo con la chitarra in mano, che dice di chiamarsi Shane, si gira verso l’amico, fa un boffo convinto di marijuana, poi torna a guardarci sorridente.

“Ehi Davis, offrigli del Jack Daniels”, Davis cavalca con lo sguardo i raggi di fuoco delle braci accese, lì sulla grande spaggia di Malibu, poi si alza e si avvicina, svestendosi così della penombra lunare, e ci porge la bottiglia semipiena, quando ancora la ragazza con i capelli a caschetto (e sigaretta in bocca) strimpella un motivo folk appoggiata all’asse smunta del tavolo.

Altro boffo, altro sorriso, poi con gli occhi torna velocemente sulla terra: “Di cosa stavamo parlando?”, “che domani è tempo di surf”, rispondo; “giusto, ma a qualche chilometro da qui, verso Los Angeles, dove le onde sono più alte”. “Onde alte?”, “E squali e delfini”, risponde. Faccio una pausa; Andrea manda giù la Blue Moon e poi si china in avanti, ascolta Davis cantare.

“E voi? Come mai da queste parti?”, fa poi Shane. La ragazza smette di strimpellare, poi con un movimento deciso del bacino si gira verso di noi, prende in mano il Jack Daniels e con quattro sorsate arriva fino alle stelle. Si alza e cade, lascia che gli occhi si chiudano, che la luce del fuoco entri fin sotto la pelle, e che morda le ossa.

“Veniamo da Manassas, Virginia – Shane si mette a posto i capelli -. Abbiamo attraversato il Tennessee, l’Arkansas, l’Oklahoma. poi il Texas, il New Mexico, l’Arizona. Domani si parte per San Francisco”. Quando la Cruise America infiammava l’asfalto bianco dell’Highway one, sembrava che il cielo avesse una ferita all’orizzonte, e che ad una distanza siderale, si frantumasse tra le onde del Pacifico, combnando il suo colore con l’argento (lucido come vetro) dell’oceano.

L’Highway one serpeggia, e si nasconde, tra le colline della costa occidentale. Sempre lì, immutabile. E quando arrivano le stelle, su questa spiaggia fredda e graffiata dal vento dell’ovest, il tutto assume un’espressione che definisce l’assoluto. Il piacere.

Così il surfista e la sua chitarra, la ragazza che sorride agli spazi infiniti dell’universo, Davis e il suo canto, il tramonto, l’oceano, l’Highway stessa: tutto si mischia e si confonde in un disegno unico e imperturbabile, in grado di cavalcare tempo e spazio, ed arrivare oltre a qualsiasi immaginazione. Lascia al pensiero il sapore sconfinato della libertà senza condizioni. E penso a lei. “A San Francisco – fa Shane -. Ve ne andate a San Francisco? Beh, lì sì che l’oceano è pieno di squali”.

Una volta Normann Mc Leann, in uno dei suoi bellissimi libri, scrisse: “Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume l’attraversa. Il fiume fu scavato dal grande fluire del mondo, e scorre tra le rocce dall’inizio dei tempi. Sopra le rocce sostano gocce di pioggia senza tempo. Sotto le rocce sostano le parole, e alcune di queste parole appartengono alle rocce. Sono ossessionato dalle acque”.

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LIBRI

Sulla strada

"Sulla strada" di Jack Kerouac - Mondadori, 2006

La strada alla fine del mondo

"La strada alla fine del mondo" di Erin McKittrick - Bollati Boringhieri, 2010



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