Riprendo il mio viaggio nel bosco di Valgrande. Ma ormai il più è fatto. Trovato il primo porcino, gli altri si trovano con più facilità. Come il primo bacio. Che fatica per il primo, ma poi diventa una sinfonia di Cupido. Con Madre Natura. Bisogna corteggiarla con rispetto, e quando scatta la passione, si può procedere spediti.
Non ci metto molto a scoprire una giovane coppia di funghi dalla capocchia più scura rispetto al porcino classico (dalla colorazione tipica marrone cappuccino), i cosiddetti settembrini. Siamo a novembre direte voi, ma le stagioni ormai non sono che un suggerimento. Non esistono più leggi definite.
Cambia la vegetazione. Da fitta e scura, a verdi ramoscelli. Tutto l’universo animale e vegetale aspetta le carezze del vento. Coccinelle. Farfalle. Meravigliose ragnatele tra un tronco e un altro. Grandiosi i ragni. Imbattibili architetti che farebbero a invidia a tutti i Brunelleschi o Frank Gehry che sia.
Vedo ancora qualche gialletto, ma trovo intere colonie di armillariella mellea (chiodino), tipici soprattutto del periodo invernale. Seppur non sia ora di pranzo, difficile non immaginare già gustarsi queste squisitezze in una fredda giornale d’inverno, a fianco di uno spezzatino caldo, una bella bottiglia di Chianti e qualche amico, per una serata dalla fin troppo facile immortalità.
Sono quasi le 11 e il sole inizia a scaldare per bene. Arrivato in una radura, mi metto in maniche corte. Disteso senza giacche o simili sotto la schiena. Sento l’erba solleticarmi le braccia. Il viso sudato. Resto al buio visivo per qualche minuto. Intorno a me, solo un mondo che esiste da secoli. Che respira.
Gli alberi hanno talvolta sembianze quasi umane. A pensare questo, mi ritorna subito in mente l’incredibile video There there della band inglese Radiohead, dove il cantante Thom Yorke, dopo aver rubato un paio di scarpe magiche, viene trasformato in creatura del bosco, con tanto di rami, fogli e corteccia.
Torno a casa soddisfatto, Il cesto pieno. Gli occhi traboccanti. Il freddo però sta iniziando a farsi sentire, e lassù, sulle vette più altre, la neve ha già iniziato a cadere. Il colle (dalla tipica forma vulcanica) del Col Quaternà pare una sposa pronta per l’altare. Ma non sono io il promesso che la raggiungerà. Io me ne sto per andare. Ma non da solo. (2. Fine)




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