Irlanda, il Bunratty Castle © Noel Moore
Attraverso il ponte levatoio del Bunratty Castle, ed entro nella storia d’Irlanda. Qui, nella regione bagnata dal fiume Shannon e protetto dal verde intenso, si erge il castello costruito nel 1425 dagli O’Briens, conti di Thomond.
Tre piani di pietra custodiscono gelose le gesta dei nobili che, seduti sulla Sedia di Stato nel Salone Grande, impartivano ordini e regnavano sulla zona. Le pareti, ornate con tappezzeria francese, belga e fiamminga, sono spezzate da un armadio imponente in quercia del 1570, sovrastato da uno stendardo del XVI secolo, il blasone di famiglia.
Salgo scale a chiocciola strette e ripide, e prima di arrivare alla North Solar, vedo la camera da notte: preziosi damaschi costeggiano il letto di legno intagliato, dove riposa il vestito imperlato della contessa.
Poi ancora su, nell’appartamento privato dei Thomond. Pannelli di quercia lo rivestono per intero mettendo in risalto il tavolo al centro. La leggenda vuole sia stato recuperato da un vascello dell’Armata Spagnola. Nella stanza risaltano le leuchterweibchen, figure femminili in stile barocco usate come candelabri.
Riprendo le vertiginose scale e raggiungo la South Solar, dove venivano alloggiati gli ospiti. Il soffitto è una riproduzione in stile Tudor, mentre l’arredamento vanta un raro virginale del 1661 firmato Jacobs White Londoni.
Esco su una delle quattro torri. Il mio sguardo si perde lungo il fiume Shannon mentre placido entra nell’Oceano Atlantico. Il vento freddo penetra tra i merletti grigi, sposta il cielo basso e racconta delle mille battaglie per la Libertà.
Scendo dal torrione, riattraverso il ponte levatoio, ma non esco dalla storia. Cammino nella pioggia del Folk Park che circonda il Bunratty Castle e scopro passo a passo l’antica Irlanda: un villaggio perfettamente ricostruito.
Molti degli edifici sono stati trasportati qui dalla zona dove oggi si trova l’aeroporto di Shannon in cui sono atterrato. Se non fosse per i turisti sempre numerosi, sembrerebbe davvero di tornare indietro nel tempo.
Nel Parco si trova di tutto: un cottage, la fucina del maniscalco, burrai e tessitori che rivivono gli antichi mestieri. Dai larghi cammini esce il fumo di torba che sbuffa nel cielo grigio, mentre la pioggia scivola sui tetti in paglia.
Trovo riparo nella vaccheria di Golden Vale, la fattoria ricostruita di Limerick e del Tipperary, dove mi riscaldo con il tè servito nella caffetteria, e gusto una fetta di torta alle mele preparata di fresco nella cucina.
Non lontano da lì, la campana della Scuola trilla per chiamare gli allievi di ieri a lezione: ma dentro c’è solo il maestro che pulisce i piccoli banchi e scrive e riscrive sulla lavagna sempre la stessa frase.
Imbocco la Via del villaggio e vedo la casa del Dottore, quella Artigiana, la Drogheria, l’Ufficio postale, dove compro un francobollo con l’arpa celtica per mio figlio. Poi proseguo sul sentiero che porta alla Casa Bunratty. Un gallo dalla cresta rossa mi sfida impettito e chiede strada per entrare nel pollaio lì vicino.
Nel giardino della dimora georgiana, un cervo è sdraiato tra il verde in compagnia di una gazza ladra: è il “guardiano” della magione costruita nel 1805 e abitata da famiglie della piccola nobiltà del XIX secolo. A fianco si trova la Fattoria, con i mezzi e gli attrezzi agricoli tipici della contea del Clare.
Ridiscendo il sentiero sino ad arrivare alla Ardcroney Church: la chiesa fu trasferita pietra su pietra e portata al Bunratty Folk Park. Dopo un’altra deviazione, mi trovo davanti allo stagno dove un currago da pesca è diventato la casa di anatre selvatiche che lo governano.
Non distante da lì, la ruota a stramazzo del mulino ad acqua gira nella pioggia: l’edificio è la ricostruzione fedele di uno dei luoghi più importanti per gli agricoltori della zona, soprattutto quando le sue stanze erano piene di paglia, fieno e grano.
Le ore sono passate impercettibili e veloci in questo luogo: il sole muore nello Shannon, mentre il Parco chiude. Ma tra le mura del Bunratty Castle, la sera si accende di luce e musica irlandese. Nel salone della Guardia principale al pian terreno, tavoloni imbanditi attendono gli ospiti.
Damigelle e valletti in costume dell’epoca servono il cibo preparato con ricette medioevali prima di danzare. Il suono soave dell’arpa, intervallato dallo zufolo e dalla uillean pipes si dilata nella stanza, la impregna e ferma il tempo e la storia d’Irlanda.
"Yeats Country. Viaggio nello spirito dell’Irlanda" di Andrea Lessona - Edizioni Saecula, 2008

Alla fine del viaggio, oggi come in passato Lhasa è il cuore del Tibet. Il Potala e il Jokang. I sacri percorsi del Barkor, il Cerchio dentro il “gonpa” e il Lingkor intorno alla città. Simbolo di rivolta non violenta.

Il fiume racconta ogni giorno, nelle luci sfumate delle sue acque, le vicende della capitale irlandese. Dalle origini celtiche sino a oggi, giorni di benessere e Libertà.

Tornerà a solcare le acque dopo un millennio, dalla Danimarca sino all’Irlanda. Un viaggio attraverso il tempo e il suo passato. E’ la Havhingsten fra Glendalough.