Budapest, Bastione dei Pescatori © Tonj Lardani
Dal Cafè Hungaria il vibrato di un violino. Virtuosismi di cymbalom e contrabbasso in brani struggenti. Sonorità ed esplosioni melodiche irradiano nell’aria. Ali di farfalla vibrano in suoni tristi e intensi. Budapest è una musica tzigana. Malinconica e disperata come la passionalità magiara.
Ti fermi lungo il Danubio dalla parte di Pest, e sul filo dell’acqua della sponda opposta sfilano alberi e piazze. Alzi lo sguardo su torri e bastioni. Ti sposti a Buda, e sotto scorre il fiume coi battelli che galleggiano fermi a contrastare la corrente. Intorno, l’abbraccio di Pest con ponti, giardini, parchi e cupole.
Elegante e bella signora. Vivace come una ragazzina. Budapest è arte, cultura e architettura. Sfumature intense di sfrenata energia che fonde suoni, tradizioni, esperienze e percorsi. Un fondale da teatro che trabocca di volti e storie.
E’ la musica di Liszt, soffice come fiocchi di neve, brillante e pungente come grumi di rabbia. Perla del Danubio, vecchia di duemila anni. Giovane come domani. Sotto rabbuffi di nevischio percorri larghi boulevard affollati di turisti e luccicanti vetrine.
“Buda è la collina, Pest la pianura”. La città ha due anime, due facce, due storie. Lo specchio e l’anima. Città industriale e culturale al tempo stesso. Dinamismo dei boulevard e magia dei vicoli che arrancano sul poggio sono lo spirito di un popolo colto, romantico e passionale. La patria di Liszt, Béla Bartòk, Zoltán Kodály e della musica tzigana.
La neve cade fitta e già ricopre ripidi vicoli che arrancano verso lo scrigno del sapore e della storia magiara. Buda. Inconfondibile atmosfera medievale tra le case del Seicento e la fortezza. Fasti del Palazzo Reale. Maestosità dell’Archivio di Stato che riflette, sul tetto di ceramica magiara, la luce bianca della chiesa di Mattia.
Una duplice scalinata e balaustre in stile neoromantico. Il Bastione dei Pescatori, belvedere che s’affaccia su Pest. Distante, immobile, priva di rumori. Sotto, scorre il Danubio che penetra nelle vene della pianura. Viene da lontano. Va lontano.
Otto ponti collegano le due parti della città. Su tutti spicca il “Ponte delle Catene”, inaugurato nel lontano 1849. Trait d’union di due sponde, due culture, due modi differenti di vivere. Lungo 400 metri, deve il suo nome alle catene di ferro che collegano le torri.
Buda, si spegne al tramonto. Si svuotano le vie colorate, le piazze e gli storici monumenti. Si scende a Pest che si popola con le prime ombre della notte. Il Ponte delle catene si accende di luci e regala uno spettacolo davvero emozionante sulla città.
Pest, cuore pulsante della vita quotidiana, coi suoi imponenti palazzi neoclassici, viali, centri commerciali. Manifesti di concerti rock sui muri. Grattacieli moderni, raffinati bar ed eleganti ristoranti dal profumo di gulyàs e paprika. Viavai di colletti bianchi con valigetta alla mano che escono dai Ministeri.
Fatali le vetrine di Via Rakoczi e Vaci Ut con i migliori prodotti made in Hungary. Ricami fiorati di Kalocsa e pizzi fatti a mano di Kiskunhalas. Tovaglie di lino e tappeti di Mezotùr. Cristalli e porcellane di Herend. La via pedonale Raday Utca è piena di locali e ristoranti, mentre la piazza Liszt Ferenc, le vie Karolyi e Hajos pullulano di Pub e Cafè.
La dolce vita sul Danubio. Atmosfere del primo Novecento in piazza Vorosmarty e nei “Cafè letterari” in stile viennese come l’Hungária, dove si ritrovava l’ intellighentia ungherese. Dentro, tutto il fascino di marmi, bronzi, broccati e affreschi d’epoca in armonia col cristallo e l’acciaio tipici del design contemporaneo.
Budapest, patria del liberty magiaro. Viale Andrassy unisce Piazza degli Eroi con il Bosco della Città, Városliget. Luci, colori e il profumo delle “kremés”, dei “dobos” e dei “ludlab”, i dolci della pasticceria Gerbeaud che sfoggia l’arredamento originale dell’800.
Dal sottosuolo di Budapest sgorgano oltre centoventi sorgenti con acque calde terapeutiche che ne fanno la città termale più importante d’Europa. Per i magiari il bagno pubblico è un rito. Ci vanno prima, dopo e durante la pausa del lavoro in ogni stagione. Svago e relax.
Incontri e chiacchiere nei bagni turchi Király e nelle terme Gellért. Mosaici sul pavimento, miniature sulle pareti e colonne. Tutto avvolto da una luce surreale che proviene dall’alto. E c’è chi, immerso nell’acqua, legge il giornale o gioca a scacchi.
E’ notte fonda a Budapest. Le luci dei lampioni danzano sullo specchio del Danubio come diamanti. Segui “l’usignolo”. Un virtuosismo fatto sulla prima corda del violino simile al canto del piccolo uccello. Proviene da una Csarda, rustica osteria regno della musica tzigana e della danza magiara.
Profumo di paprika e gulyàs cucinato in un grande paiolo sul fuoco a legna. Lunghi tavoli con brocche di Tokaj e un bicchierino di Barak, grappa di albicocche. Fumo del narghilè e sapore d’Oriente. Il calore di un camino e luci soffuse di candele.
Un gitano suona una csarda lenta, struggente, malinconica. Ti gira intorno con gli occhi neri, profondi. Pizzica le corde come fa il vento sulle criniere dei cavalli nella Puszta. Poi s’infiamma con accordi funambolici per un amore ribelle di gonne colorate.
Passione che sale, s’acquieta poi fugge. Irrequieto e dolce come il vento che scuote il bosco, come l’acqua che scorre verso il mare. Come la musica di un violino tzigano che fa vibrare l’anima.

Al centro della Valle d’Ampezzzo, la cittadina bellunese giace soavemente incastonata tra il Cadore (a sud), la Val Pusteria (a nord), la Val d’Ansiei (a est) e l’Alto Agordino (a ovest).

Due spedizioni hanno portato alla luce inestimabili reperti bhuddisti in una grotta dell’Upper Mustang. Secondo gli esperti potrebbero svelare il segreto di Shambala, il paradiso himalayano raccontato dallo scrittore britannico James Hilton.

Una collezione unica al mondo di 42 sculture ricorda gli anni della dittatura comunista in Ungheria. Sono state tutte “alloggiate” alla periferia della capitale magiara. Lontane da un passato pesante.
1100 sono i km che, ogni anno rigorosamente in macchina, percorro per raggiungere da Milano la MIA Budapest. Mi sento a casa solo quando intravedo, dal Margit Hìd, il Ponte delle Catene e la cupola violacea del Parlamento sulla mia sinistra. Il mio cuore, come la città, è diviso in due: due Paesi, due culture, due stili di vita. L’Italia, Milano, i grattacieli, il caos per 11 mesi all’anno. L’Ungheria, Budapest, il liberty, la tranquillità per un mese all’anno. Nelle mie vene scorre sangue ungherese, il mio cuore batte per questa terra meravigliosa, malinconiaca come il suo inno nazionale, vivace come un buon bicchiere di Egri Bikàver. E in questa fredda mattina milanese, il tuo articolo mi ha scaldato il cuore. Grazie infinite Marta
Grazie a te Desirèe. Sono le tue parole che scaldano il cuore, proprio per quel sangue ungherese che scorre dentro di te.
Grazie davvero
marta