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Brescello, il museo Peppone e Don Camillo - foto : Brescello (Re), le biciclette di Don Camillo e Peppone
Brescello (Re), le biciclette di Don Camillo e Peppone

Brescello, il museo Peppone e Don Camillo

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Schegge di memoria. Un tuffo fra “gli arnesi del mestiere”. Li posso (ma non dovrei) toccare. Sono appartenuti a chi ha interpretato pagine memorabili di cinema. Ma tra reperti e fotografie, c’è anche molta storia. Siamo negli anni ’50. In piena Guerra Fredda. E nelle sceneggiature si passa dai contrasti tra proprietari e braccianti alla cosiddetta “distensione” tra blocco occidentale e blocco filo-sovietico. I politici fanno e disfano. Le gente comune agisce e reagisce. Il cinema si sa, è lo specchio della società del tempo.

Troppi ricordi. Troppa poesia. Dal 1952, anno della prima pellicola, Don Camillo (di Julien Duvivier) al 1965, con l’ultimo film, Il compagno Don Camillo (per la regia di Luigi Comencini), Brescello ha sancito la sua imperitura immortalità. Il passo inevitabile fu una struttura perenne che ne conservasse i cimeli, e continuasse a raccontare una storia senza età ai posteri.

Fu così che il 16 aprile 1989, grazie agli sforzi e all’entusiasmo di un piccolo gruppo di cittadini brescellesi guidati da Erminio Bertoli, venne inaugurato il Museo Peppone e Don Camillo, allestito nel Centro Culturale San Benedetto (sede della celeberrima Casa del Popolo durante le riprese) e situato a pochi passi da Piazza Matteotti.

Una sola ampia sala dove ogni cimelio ti può inchiodare per attimi in realtà lunghi come singoli tempi cinematografici. Vecchie locandine, la ricostruzione della canonica del parroco, il sidecar usato da Peppone quando si mette a cercare la moglie in fuga, il vestito talare di Don Camillo, e perfino le due leggendarie biciclette usate dai due protagonisti alla fine di Don Camillo e l’On. Peppone.

A dimostrazione di quanto questi due personaggi abbiano espatriato, scorgo locandine in spagnolo e tedesco. Una risata (poco trattenuta) mi si spalanca in volto quando incrocio un reperto d’eccezione. Il microfono usato da Don Camillo durante la campagna elettorale in cui Peppone è candidato deputato, che chiude il discorso “Ricordate, nel segreto della cabina elettorale, Dio vi vede”, con l’ormai storica “…e Stalin no”.

Ma in mezzo a reperti c’è spazio anche per la storia nella vicina Fontanelle di Roccabianca (Re), dove nacque la prima Lega Contadina, nel 1901, e da cui ebbero origine le cooperative di consumo. La prima di esse prese il nome di Casa dei Socialisti, e il bracciante Giovanni Faraboli ne fu segretario. È il 6 agosto 1922 quando squadrette fasciste provenienti da Parma arrivano a Fontanelle per distruggere tutto.

Schede biografiche di moltissimi attori, con qualche chicca. Si apprende per esempio che l’attrice francese Claude Sylvain scrisse a Guareschi nel periodo in cui fu incarcerato, per ringraziarlo della parte (la funzionaria inviata dal partito nel terzo film della saga). Memorie di un’altra epoca rivivono in una vecchissima cinepresa e perfino nella storica bandiera del Partito Comunista Italiano con tanto di falce e martello sovietica, e annesse immagini di Lenin e Stalin.

Nell’ultimo film girato, quando una delegazione “rossa” di Brescello insieme a Don Camillo travestito da “compagno” vanno per un gemellaggio nell’URSS, si trovano a vivere una fetta di storia. Sono appena arrivati quando il segretario Nikita Sergeevič Chruščёv, premier dell’Unione Sovietica dal 1958 al 1964 e primo a denunciare i crimini del suo predecessore Stalin, viene deposto.

Sono già a fare incetta di souvenir quando la giovane e più che preparata Valeria, la guida gentilmente messaci a disposizione dal comune di Brescello, m’invita ad assaggiare la spongata (con mandorle, pinoli e uvetta sultanina), che ricorda un po’ il panforte senese e le zuffe, dolcetti a base di mandorle e albume d’uovo, della locale “Premiata e Rinomata Fabbrica Spongata – Luigi Benelli”.

Benelli? Ma allora esiste sul serio. Nel “Il compagno Don Camillo” (1965) due finti fuggiaschi russi si godono le specialità dolciarie proprio della Benelli. Altri tempi. Non c’erano problemi con fantomatiche pubblicità occulte. Il cinema era anche l’occasione per rilanciare l’economia di realtà rurali non troppo conosciute.

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2 commenti a “Brescello, il museo Peppone e Don Camillo”

  • rino alaimo alle ore 5:06 pm scrive:

    bravissimi al Comune di Brescello!! penso che quanto prima vi verrò a visitare. Molto bello ed interessante il Museo della saga don Camillo e Peppone.Sono un patito di cinema e, in questi giorni,stò rivedendo i mitici films su rete4. cordiali saluti e….a presto!!! RINO ALAIMO ROMA

  • Luca Ferrari alle ore 5:19 pm scrive:

    ciao Rino, si vai. Te lo consiglio caldamente. Causa maltempo a me è solo mancata di rifare in bici insieme al mio amico fotografo la scena finale di “Don Camillo e l’on. Peppone”. Ma rimedierò. Assolutamente! ciao ciao

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