Se, subdolamente, si insinua all’interno di un indovinello ti fa far pessime figure. Come quando ti aggrediscono e con improvvisa autorità ti urlano “capitale dell’Australia?!” “Sidney,no, cioè, Melbourne, no, anzi, Canberra!”.
Stessa cosa per il Brasile. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è sbagliato pensando a Rio de Janeiro come capitale? Che poi sarebbe stata la risposta giusta, almeno fino al 21 aprile 1960, giorno in cui lo divenne Brasilia.
Fu Juscelino Kubitschek, presidente di allora, a decretarla come tale e il motivo fu essenzialmente socio-politico; le risorse venivano infatti, fino a quel momento, massicciamente indirizzate nella regione sud-orientale del paese. Con Brasilia, geograficamente più centrale, l’assetto del paese si riequilibrò notevolmente.
E’, dunque, la città-capitale di più recente costruzione: iniziata nel 1956, fu inaugurata quel fatidico 21 aprile 1960. Dal punto di vista urbanistico è all’avanguardia: inizialmente concepita “a croce”, dovette subire, in corso d’opera, alcune modifiche che le fecero assumere quel definitivo aspetto di aeroplano che le è oggi peculiare.
Se il piano urbanistico fu di Le Corbusier e Lucio Costa, l’architetto Oscar Niemeyer curò il progetto della maggior parte degli edifici pubblici. I tre crearono una città elegantissima e ultramoderna al tempo stesso. Due aggettivi che non sempre vanno a braccetto, soprattutto quando i tempi di edificazione sono tanto brevi quanto lo furono per Brasilia.
Il palazzo degli archi, sede del ministero per le relazioni esterne, è bellissimo nella sua raffinatezza minimalista. Così come il ponte che porta il nome del presidente Juscelino Kubitschek, è sinuoso e visivamente leggiadro.
Molti sono i detrattori di queste costruzioni, alcuni hanno ad esempio criticato i tre archi che sormontano il ponte, in quanto per niente funzionali. Non servono a nulla, insomma. La solita diatriba che emerge quando l’argomento è l’arte contemporanea: l’estetica degli architetti può spingersi oltre la funzionalità?
La vera chicca della città è la Cattedrale del già citato Niemeyer, fatta di 16 pilastri curvi che sembrano sorreggere la struttura composta dalle vetrate di Marianne Peretti, mentre fuori dalla chiesa possiamo ammirare i quattro evangelisti di Alfredo Ceschiatti.
Ancora oggi, Brasilia è un esempio di pianificazione urbana altamente riuscita, fatta di residenze moderne inserite in contesti ecologicamente compatibili. Dovrebbe essere un modello per quanti, pur avendo avuto molto più tempo a disposizione, hanno deturpato il volto di molte città della nostra vecchia, vecchissima, ma un tempo meravigliosa, Europa.




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