La sveglia è prima dell’alba nella Moremi Tongue, l’estremità orientale e più arida dell’omonima Game Reserve, nel nord del Botswana. Il sole indugia appena sotto l’orizzonte e il cielo è già in piena emorragia mattutina.
La vastità della savana mai sopita si manifesta appena fuori dalla tenda e durante le abluzioni mattutine si può scoprire quanto sia rumoroso il mondo senza traffico: una brezza scuote l’erba e i radi alberi, gli uccelli intonano cinguettii, un elefante barrisce. Da chissà dove giunge il verso di un ippopotamo: potrebbe anche esser vicino.
La Riserva deve il nome al capo batawana Moremi III e occupa una superficie di quasi 5.000 kmq, comprendendo al suo interno anche il famoso delta dell’Okawango. L’area è un’oasi prolifica di flora e fauna, dove è presente la più alta densità di animali del paese tra cui i grandi cinque, the big five: leoni, leopardi, bufali, elefanti e rinoceronti.
L’unico modo per dormire dentro il parco è campeggiare nelle piazzole ufficiali gestite dall’apposito dipartimento governativo. Le comodità sono ridotte al minimo, ma il contatto con la natura è smisurato, privo di qualsiasi barriera e difesa. Diventa così un’eccezionale normalità pranzare circondati da una mandria di elefanti, oppure fare la doccia sotto l’occhio vigile di una giraffa tra il fogliame.
La bellezza della savana subsahariana sta nella natura incontaminata, fatta di grandi spazi apparentemente vuoti. È strano l’effetto ottico creato dalla sterpaglia bruciata, dal cielo fosco e dalla terra argillosa. Gli animali sono mimetizzati e persino la zebra, con le strisce come le nostre impronte digitali, è difficile da scorgere.
L’accorgimento fondamentale per la propria sopravvivenza è di non avventurarsi a piedi nel bush, neppure per una sigaretta o un bisogno impellente, poiché il pericolo è sempre in agguato. Leoni e leonesse dormono sazi tra l’erba, un leopardo scruta l’orizzonte dalla boscaglia, un gruppo di iene attende il tramonto per compiere le scorribande. Attorno al falò, la sera, le guide locali raccontano episodi cruenti per far desistere i più ardimentosi e i più ostinati.
“Qualsiasi cosa succeda, non correre” ti dicono e in fondo ciascuno spera di non dover mai sperimentare la fondatezza di questo consiglio.
Se nel buio totale della notte diventa necessario uscire dalla tenda, bisogna fare attenzione al colore degli occhi che la torcia potrebbe illuminare: il blu significa che l’animale è innocuo; il rosso indica che c’è da aver paura. Cosa fare in quel caso? Le guide ridono e non rispondono, lasciando intendere con quell’incertezza il senso della vita, il cui confine è così labile e sottile da essere varcato con incredibile facilità.


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