Non stiamo parlando di storie di fantasmi, ovviamente è tutto reale. Chiunque sia nato nel Massachusetts sa di che figura leggendaria stiamo parlando.
Per incontrarla si deve attraversare Kenmore Square nella zona denominata Fenway-Kenmore e si devono varcare i cancelli di ferro dello stadio di baseball. Ci si siede sugli spalti e si guarda verso sinistra.
Come un pugno nell’occhio la vostra mente sarà rapita da un gigantesco muro che con la sua tinta verde sembra nascondere i lineamenti della città che sappiamo ancora essere viva dietro il suo granitico sostare.
Quello è l’incubo di ogni giocatore di baseball e anche l’orgoglio di ogni bostoniano. Un orgoglio che però, chiaramente, non si ferma solo al gioco in questione, ma sembra geneticamente infuso nella realtà di questa città di porto.
Già il nome, preso in prestito dal vecchio continente, sancisce una certa regalità. Se poi si pensa che i suoi duecento chilometri quadrati hanno dato vita alla Boston Latin School e poi alla mondialmente riconosciuta Harvard University si capisce la sua caratura.
Oltretutto è da questi territori che sorse l’impeto d’indipendenza dall’avida testa coronata: con un’azione ben organizzata i Figli della Libertà travestiti da Nativi americani assaltarono il porto buttando a mare il prezioso carico di tè della Compagnia delle Indie.
Quest’avvenimento passò alla storia come Boston Tea Party, nome alquanto ironico per raccontare la prima sculacciata inferta alla vecchia Europa.
L’ascesa della città nel panorama della nuova America si arrestò, solo momentaneamente, per la voglia tipicamente imprenditoriale di cercare mano d’opera al sud dove le condizioni lavorative prevedevano ancora le catene.
Boston diventò poco dopo culla di diverse comunità d’immigrati. Dall’Irlanda, dopo la Grande Carestia, arrivarono migliaia di uomini e donne in cerca di fortuna seguiti nelle epoche dagli immancabili italiani e portoghesi.
Intorno a Beach Street l’impronta internazionale si fa reale. Nata come zona occupata dai primi immigrati Wasp (White Anglo-Saxon Protestant), l’odierna Chinatown ospita per un buon settanta percento cittadini asiatici con addirittura un giornale proprio stampato in formato bilingue.
Boston è una città viva anche dal punto di vista politico e culturale: dalla nascita della corrente filosofica chiamata Trascendentalismo, alle battaglie contro la schiavitù, al riconoscimento, esteso a tutto lo Stato, dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Insomma, una città costantemente in fermento. Se poi, lontano dal rumore, volete ritornare a sedervi sugli spalti del Fenway Park, il grande Mostro Verde silenzioso vi accoglierà.
C’è una città dietro di lui, tutta da scoprire. Sempre se avete il coraggio di sfidarlo.





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