Bosnia, cimitero musulmano © Luca Ferrari
Srebre-quella cosa là, è a grandi linee il solo nome che la gente comune collega alla Bosnia. C’è stata una guerra? Ah, sì. Forse un massacro.
È bene ricordare che a partire dagli anni ‘80, dopo la morte del presidente dell’allora Jugoslavia, Tito, si assistette al riemergere di movimenti e di sentimenti nazionalistici.
Sul finire degli anni ‘80 queste dinamiche si tradussero in politiche separazioniste che interessarono prima la Slovenia, poi la Croazia. Da non trascurare la crisi economica in cui versava lo stato a partire dagli ultimi anni ‘70.
Il 1 marzo 1992 si registrano i primi scontri in Bosnia Erzegovina. Poco più di un mese dopo, scoppia la guerra. Sarajevo, crocevia pacifico fra più culture, sarà bombardata a più riprese.
Il 22 maggio 1992 è una data fondamentale. La Bosnia, insieme a Croazia e Slovenia, ottiene un seggio alle Nazioni Unite. Ciò significa che qualora fosse attaccata, gli stati membri interverranno per difenderla.
Le cose però vanno diversamente. Dopo quattro anni di guerra, innumerevoli scontri, vittime e tragici eventi, l’epilogo. Tra il 7 e l’11 luglio del 1995, ottomila musulmani bosniaci (bosgnacchi) vengono massacrati a Srebrenica dalle truppe paramilitari serbo-bosniache di Ratko Mladic, tutt’ora latitante. Le truppe ONU (sul posto) non intervengono.
Il mondo a quel punto non può più ignorare l’esistenza della Bosnia e il 21 novembre ’95, nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, Ohio (USA), i rappresentanti delle parti in conflitto si incontrano. Viene stipulato il General Framework Agreement for Peace (GFAP), per stabilire i termini della pace, firmata poi a Parigi il 14 dicembre 1995.
Nacque la Bosnia-Erzegovina (BiH), uno stato sovrano membro delle Nazioni Unite che ha i confini della ex Repubblica jugoslava di Bosnia-Erzegovina.
Non mancarono (e non mancano) polemiche e dubbi. La Bosnia venne divisa in due entità: quella croato-musulmana e quella serba, ciascuna con un proprio parlamento, governo, polizia ed esercito.
Entrambe avrebbero funzionato da “stato” nel proprio territorio, avendo autonomia decisionale su tutto eccetto politica estera, monetaria, commercio estero, dogane e immigrazione, gestite da un governo centrale appesantito da un complicato meccanismo di presidenza tripartita a rotazione.
Anche la delicata questione del rispetto dei diritti umani e il rientro e risarcimento dei profughi, viene lasciata al singolo controllo delle due entità.
L’accordo di Dayton porta dunque alla fine della guerra e da quel momento, cala il sipario. Il mondo si convince (è convinto) che la Bosnia sia tornata alla normalità.
Cala il silenzio.“L’episodio” della guerra dei Balcani viene velocemente archiviato dall’Europa. Perché?
In tutto l’Occidente, ogni anno si ricorda lo sterminio degli ebrei del nazismo. Le scuole si mobilitano per far visitare la memoria storica ai giovani studenti affinché capiscano che i campi di concentramento e le fosse comuni sono barbare realtà che non devono più ripetersi.
Vi do una notizia. È già successo. Molti lo negano. Minimizzano. Durante la guerra, la propaganda parlava proprio di questo. Scontri di poca importanza.
Ho letto spesso che quello che è accaduto in Bosnia non è genocidio. Confesso che alle volte ho come l’impressione (sgradevole, ma reale) che anche nel dolore, per qualche motivo, gli slavi non sono considerati all’altezza.
Forse i nomi dei centri di Omarska, Keratem e Manjaca sono meno altisonanti di Auschwitz, Mauthausen e Dachau ma anche in terra bosniaca i civili videro l’inferno dei campi di concentramento.
Fatto: la Bosnia è stata abbandonata. Fatto: il troppo silenzio non è mai stato sinonimo di pace.
"E se Fuad avesse avuto la dinamite?" di Elvira Mujcic - Infinito, 2009

Nasce per volontà di un ligure sulla costa francese, a pochi chilometri dall’ultimo paese d’Italia. E’ piccola, romantica, meta di molti reali e colorata di giallo… limone.

Risparmiati dal tempo e dalle scorribande, sono testimoni del passato, della storia e delle religioni di questo Paese. Edifici di culto la cui architettura si incastra nel paesaggio dell’Anatolia.

Dopo la guerra, l’odio, le bombe e i morti, la capitale della Bosnia ed Erzegovina riprende lentamente a vivere. Piccolo viaggio nel cuore della città bosniaca.
sono un cittadino italiano. mia nonna materna era di pisino nl cuore del’istria, parlo perciò come parte offesa, derubata, delegittimata. l’orrore è dentro l’uomo,di ogni nazione, ceto sociale, razza. non esistono buoni e cattivi ma solo ed esclusivamente interessi. il comune nemico è la distanza esistente tra chi comanda (con il culo coperto) e chi obbedisce- se per un solo giorno, mussolini come tito fossero andati in trincea, magari perdendo una gamba, foibe e campi di sterminio allora come oggi avrebbero probabilmente proporzioni differenti- ci andassero le mezzeseghe come i nostri politici in guerra- anzi nelle loro guerre- nessuna spinta etica in questa terra-illusione utopica chiaro,ma in che direzione andare se non in questa?poichè l’orrore, fa male a tutti, anche ai potenti quando ne vengono colpiti. a volte succede.