“Il processo di sminamento procede in maniera lenta. Le stime in questa parte della Bosnia dicono che con i ritmi attuali, ci vorrebbero ancora 370 anni. Questo significa che i nostri bambini sarebbero già condannati”.
A dire queste parole agghiaccianti, è Mustafa Bajic, vice-sindaco della municipalità di Gracanica, durante l’incontro con i vari rappresentanti istituzionali bosniaci e italiani, insieme ai vari portavoce comunali del Comitato di Sostegno alle Forze e Iniziative di Pace della Provincia di Padova.
Fra i volontari, c’è Marianna Masiero, presidente del Comitato, e membro dell’AVIP di Sant’Angelo di Piove (PD). Sono presenti Elisa Giubilato, vice-presidente del Comitato di Sostegno e presidente di Idemo-Mirano, Antonio Ruzza, presidente di Idemo-Castelfranco (e che ha seguito i rapporti con i bosniaci per il progetto scuole, per la maratona e per lo sminamento) ed altri ancora.
Dinanzi a me, c’è Zoran Blagojevic, sindaco della municipalità di Petrovo. Petar Zivkovic, sostituto sindaco della municipalità di Petrovo. Jovo Nikolic, presidente della Comunità locale della municipalità di Petrovo. M. Grabez, vice-direttore Protezione Civile (Repubblica Srpska). Mustafa Bajic, vice sindaco della municipalità di Gracanica. Mauro Fecchio, assessore della Cooperazione Internazio-nale della Provincia di Padova, e Fabrizio Stella di Veneto Sviluppo.
L’incontro è stato organizzato per firmare il documento con il quale verrà stanziata la somma di cinquantamila euro per un programma di sminamento.
“L’anno scorso, uno dei problemi che ci hanno segnalato era costituto dalle mine” ha spiegato Fecchio “Sono ritornato in Italia e ho spiegato la situazione sia al presidente della Provincia di Padova, sia all’Assessore della Regione Veneto che si occupa di cooperazione internazionale”.
“Abbiamo così deciso di destinare questa somma, della quale quarantamila euro provengono dalla Regione Veneto, settemila dalla Provincia di Padova e tremila dai volontari. Forse non è molto ma cerchiamo di coprire quello che è stato un disinteresse europeo”.
“Tanti bambini non sanno che esistono questi assassini nascosti e sono dappertutto” ha poi sottolineato il vice-sindaco di Gracanica “C’è anche la questione del fiume Spreca. Una piena è sinonimo di molti problemi. Ogni anno ci causa ingenti danni sia in agricoltura che alle infrastrutture”.
A parlare poi è sindaco di Petrovo. “La mia professione è anche quella di medico-chirurgo. Ho visto cosa può fare una mina. Durante e dopo la guerra, ho fatto interventi molto difficili. Noi da soli non abbiamo né le forze né potenzialità per risolvere questi problemi. Bisogna sminare per gettare le basi per far vivere le persone”.
“Questa è una zona di sminamento che ha la priorità” continuava Blagojevic, “Anche noi possiamo aggiungere qualche finanziamento dalle municipalità locali, così come la Protezione Civile, e le altre istituzioni che se ne occupano. Saremo felici di invitarvi alla cerimonia di riconsegna alla popolazione dei campi una volta che questi saranno stati sminati”.
Le autorità si sono poi scambiate dei doni e tutti insieme ci si è avviati ad una cena organizzata per tutti i volontari italiani e bosniaci che hanno preso parte all’organizzazione della maratona. A far da sovrano è sempre il clima di festa.
C’è un fatto che ho volutamente trascurato e con il cui sviluppo mi congederò. Arrivati la prima sera, Zoran, il proprietario della casa in cui ero ospitato insieme ad altri quattro volontari, ci disse che a mezzanotte avremmo dovuto prestare attenzione ai fantasmi.
Niente visite spettrali a dire il vero, solo la telefonata di una ragazzina. Era la nostra vicina che abitava nella casa di fronte e che insieme alla sua famiglia ci invitavano a fare colazione, parlando in quel poco inglese che conosce: “My home is your home” (La mia casa è la vostra casa).
Non avendo potuto farlo il sabato per preparare la maratona, la domenica mattina siamo attesi verso le dieci. Sistemata la casa, attraversiamo un giardino e siamo arrivati.
Lasciamo le scarpe fuori. La casa è calda e non appena ci sediamo sul comodo divano, la piccola Marijana, prende il telecomando e ci mette Canale 5 per farci sentire ancora più a nostro agio, presumo, e quindi farci ascoltare un po’ della nostra lingua.
Dopodichè arrivano tè, cappuccini, un vassoio con una specie di mortadella, pane e speck fatto in casa, e biscotti al cioccolato.
I suoi genitori non parlano inglese (né italiano) ma la comunicazione non è un problema. Basta un sorriso, uno sguardo e poco altro. Marijana si aiuta con un piccolo dizionarietto, comunque se la cava bene. Alla sua età sapevo dire a stento “I am”.
Poco più di un mese fa, Marijana venne in Italia, all’interno del Progetto Scuola…Ponti di Pace 2007 in occasione del quale alcune decine di studenti bosniaci delle elementari, vennero ospitati da famiglie venete. Il tour si concluse poi con una gita finale a Venezia.
Restiamo insieme quasi due ore. Arrivato mezzogiorno, ci congediamo, ma non è finita. Prima di andare via, ci regalano una bottiglia di vino, del cioccolato e un po’ di speck, aggiungendo che se torneremo da queste parti, saremo loro ospiti.
Resto senza parole. Spesso in Italia neanche ci guardiamo in faccia con persone che conosciamo da una vita.
Benvenuti in Bosnia.






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