Centauri delle nevi. Nel scendere giù dalle vallate o montagne che siano, bastano pochi metri di velocità per sentire il proprio corpo in un tutt’uno con la terra ghiacciata e gli sci. Lì attorno, sei circondato. Dalle vette dell’Agordino bellunese. Appena sopra Rocca Pietore, presso Malga Ciapela. Sotto Passo Padon e il massiccio della Marmolada.
Dicono manchi sempre meno all’inizio della bella stagione. Sarà anche vero, ma per ora la neve continua a sostare (e cadere) abbondante. Meglio approfittarne, e immergersi in qualche nuova meta immacolata. Un posto dove potersi fermare e sorseggiare freschi boccali d’ossigeno d’altura. Un posto lontano da connessioni internet, e vicino a qualche rustica legnaia.
Dimostrazione lampante che la tecnologia usa criteri tutti i suoi (o forse io la mastico ancora male). Scarico da internet la piantina del tragitto per raggiungere Bosco Verde, frazione di Rocca Pietore (BL). Terminata l’autostrada, invece di uscire a Belluno, per poi passare nella più comoda strada che mi farà attraversare Alleghe e Caprile, svolto a Longarone per la Val Zoldana.
Il panorama potrebbe valere la pena di percorrere una statale ben più ricca di tornanti, ma l’oscurità dell’ora del mio viaggio non mi permette di godermi questo premio di consolazione. Poco male. La carreggiata, in parte minima ghiacciata, mi accompagna taciturna e poetica. Ne vengo sopraffatto. A ridosso della strada, mi fermo. Spengo il motore e i fari. I miei passi sull’asfalto sono tutto il rumore del mondo in quell’istante.
Non faccio tempo ad arrivare a destinazione dove il gentile proprietario di un albergo m’istruisce sulle montagne, che la mia voglia esplorativa m’impone un sopralluogo notturno. Ovviamente dopo aver rigenerato il palato con una tipica cena montanara a base di soffici squisitezze. Pochi minuti di macchina e arrivo lì, dove l’indomani, sole permettendo, partirò. Senza ruote, ma con gli sci.
Apollo è dalla mia parte. Giusto il tempo di noleggiare l’attrezzatura sciistica, e sono già a Malga Ciapela (1450 m.) da dove iniziare il mio tuffo montano. C’è la funivia della Marmolada che mi porterebbe a oltre 3000 metri. Troppo poca la dimestichezza con gli “attrezzi” ancora. Meglio cominciare con qualcosa di più leggero, affidandomi allo skilift. Venuto a conoscenza che il tragitto è in parte in mezzo al bosco, sono già partito. E quando nelle mie orecchie entrano le note dell’acqua del torrente Pettorina (affluente del Cordevole), non posso trattenere una mezza lacrima.
Passano i minuti e continuo a salire. La maggior parte dei pini scarseggiano in “biancore”. Tutte le piste e le montagne abbondano. Merito anche del cannone (sparaneve). Alcuni alberelli sono invece caduti dall’eccessiva candida presenza. Sembrano ponticelli rudimentali. Messi lì, magari per non far bagnare le zampe a qualche animaletto. La fantasia non nasce mai dalla sola immaginazione.
Sono quasi in cima. Un cartello m’indica che di qui a venti metri devo lasciare il mio prezioso “autista” meccanizzato. Sono a 1600 metri circa. Poco sotto la Capanna Bill (1688 m.), da dove si può ripartire in seggiovia verso la Marmolada. Adesso però è tempo di guardare la discesa, e vedere in che modo i miei arti inferiori si orienteranno. Il vento mi chiama. Inizio a rispondere (continua)





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