Montefiascone abbraccia le colline che circondano il lago di Bolsena. Quando si leva il vento a increspare le acque, Marta, Capodimonte, Valentano, Gradoli, San Lorenzo sonnecchiano come gatti accoccolati nel fantasma del mattino.
Nella Tuscia, vicino a Viterbo, giochi di maree nel lago di Bolsena, il primo d’Europa d’origine vulcanica. Ma l’ellisse d’acqua non ha tempo di vantarsi del primato. E’ tutto preso dalle scosse telluriche del suo ventre profondo e dai fenomeni di bassa e alta marea che bagnano e asciugano la sponda.
Il lago “renfia” dicono gli abitanti di Marta, dolce borgo sulla riva meridionale. “Cala e cresce” anche di 30 cm. L’acqua s’allunga e sale sulla spiaggia per poi ritrarsi al suo livello normale. E’ il fenomeno estivo delle “sesse”. Imprevedibili e inspiegabili.
Selvaggia e solitaria la costa occidentale. Filari di canneti rifugio di molti uccelli lacustri. Isolati boschi di querce e castagni. Campi e orti ricoperti di ulivi, vigne. Sulle placide e tranquille rive, grandi reti dei pescatori stese ad asciugare tra gli alberi. Le barche in secca uguali da secoli. I due remi appoggiati. Uno più lungo che serve come timone manovrato stando in piedi.
Vecchie baracche dei pescatori, alcune trasformate in piccole trattorie dove gustare la “Sbroscia”, zuppa di pesce cucinata con l’acqua del lago. Tanto limpida e pulita da chiamarlo “Il lago che si beve”.
Di forma ovale, tipica per la sua origine, due isole e Il fiume Marta unico emissario che inizia il suo corso a sud del lago nei pressi dell’omonima cittadina, per sfociare al mar Tirreno nei pressi di Tarquinia.
Coste basse e sabbiose di colore scuro, interrotte da tre promontori, il Monte Bisenzio, Capo San Bernardino, punta di Sant’Antonio. Lungo la costa orientale e meridionale Bolsena, Marta, Capodimonte, i tre centri “rivieraschi” del lago.
“Nel Grande lago d’Italia in territorio Tarquiniense, si muovono due isole boscose spinte dai venti, mostrando una forma ora triangolare ora rotonda, mai quadrata”. Plinio il Vecchio si riferisce all’isola di Martana e a quella Bisentina.
Cristina e Amalasunta. Due donne, l’isola Martana e la loro prigionia. Cristina, martire e patrona di Bolsena, fu relegata sull’isola da papa Urbano IV. Torturata e uccisa. Le reliquie si trovano nell’omonima Basilica, a Bolsena.
Ma è ancor più legata al triste esilio di Amalasunta regina degli Ostrogoti. Forte e intelligente, in quanto donna non ebbe vita facile. Odiata dalla stessa famiglia, tenuta prigioniera nella rocca dell’isola fino a quando fu strangolata. I pescatori locali nei giorni di tramontata sostengono ancora di sentire le sue urla strazianti.
Una vita decisamente più movimentata quella dell’Isola Bisentina. Contesa, distrutta e ricostruita. Bruciata dai signori di Bisenzio, utilizzata come prigione da papa Urbano IV. Le lunghe mani dei Farnese arrivarono sin qui macchiandola di complotti, tradimenti e delitti. Al di sopra degli eventi, oggi è un vero paradiso terrestre.
Sette chiese più o meno diroccate, luoghi di pellegrinaggio. Tutta l’isola, pianeggiante e dirupata è coperta da una boscaglie di lecci, pioppi, platani, salici e macchia mediterranea che ricoprono anche zone più elevate con pini, ontani, cedri e aceri.
Le rive si allungano dolcemente verso il fondo del lago ricco di lucci, lasche, tinche, carpe e anguille. Le stesse che hanno spedito il papa Martino IV nel Purgatorio di Dante. Il raggio punificatore del poeta fiorentino attraversò monti, vallate e città fino al lago di Bolsena per finire nel XXIV° Canto. “…e purga/per digiuno l’anguilla di Bolsena e la vernaccia”.
Un lago e un papa. Ghiotto e vorace Martino IV, scelse Montefiascone come residenza. Passato alla storia più per l’appetito che per l’impegno pastorale, morì per “grassezza ed indigestione di saporito pesce del lago di Bolsena cucinato e annaffiato con vernaccia”.
“Gioiscono le anguille perché giace qui morto colui che, quasi fossero colpevoli di morte, le scorticava”. Nell’Ottocento, Tommaseo commentando il passo di Dante, cita un epitaffio scolpito sulla tomba del papa gordo.
Est. Est. Est. Non solo vino. Dall’alto, Montefiascone mostra la via del lago con magica lentezza. Giù per i borghi medievali tra palazzi, castelli e torri. Andar per vicoli dove aleggia profumo di basilico su vasetti di latta appesi alle finestre.
Sostare sulle panche con anziane donne veloci nel ricamar merletti. Osservare i gesti dei pescatori nell’intimo legame delle reti. Gustare un bicchiere di vino e del pesce circuiti da sereni gattini. Ascoltare il linguaggio muto delle pietre e la voce del lago che “renfia”.






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Parlare delle ricchezze tutte Italiane è il modo migliore per farle conoscere.
La Tuscia è, ancora oggi, tutta da scoprire e, soprattutto da apprezzare per le caratteristiche che le sono proprie.
Suggestivo, semplice, aderente alle atmosfere dei luoghi, il racconto colpisce
e lascia un segno profondo in chi, leggendo, immagina.
Grazie
caterina
grazie Caterina, e grazie davvero a “Otello”, ai “saggi” abitanti del lago di Bolsena che mi hanno permesso di vivere questo splendido nostro paradiso.
A presto con la Tuscia
Marta
Grazie.
Parco o Riserva Naturale,riconoscimento da parte dell’Unesco quale “patrimonio dell’Umanità”. Tante parole e i fatti? Invito i lettori de Il Reporter a seguire gli eventi degli “ori” del nostro Paese su VelznaForun. Saremo, così, più vicini e informati. Grazie a tutti Marta Forzan