Dalla Laguna Colorada nel sud della Bolivia la pista continua attraverso il deserto rosso della Pampa de Siloli, dove il vento ha modellato le rocce in forme bizzarre che richiamano più i paesaggi del Tassili che quelli sudamericani. Lungo la pista si susseguono altre lagune dai diversi colori e non è raro incontrare la viscaccia, qualche timido ñandú e la volpe andina a caccia dei piccoli di fenicottero.
Intorno, l’immenso e nitido orizzonte dell’altopiano chiuso da una corona di montagne dalle diverse sfumature di colore per i minerali affioranti. A Chiguana una sosta per il controllo passaporti in un fortino dove un piccolo contingente militare sta a guardia del nulla in un’atmosfera che ricorda il Deserto dei Tartari di Buzzati.
Siamo ormai vicini al bordo meridionale del salar, meglio fermarsi per la notte, magari in un hotel de sal, dove tutto, ma proprio tutto, è costruito con blocchi di sale compresi tavoli, sedie e letti. Al mattino partenza prestissimo per vedere il sorgere del sole nell’abbagliante e sterminata distesa lunare del Salar de Uyuni, 12.000 chilometri quadrati di sale, originariamente chiamato Salar de Tunupa, nome di una divinità aymara e del vulcano che gli fa da sentinella.
Quando piove la superficie di un bianco abbacinante si allaga, creando incredibili effetti ottici, riflettendo come in uno specchio il paesaggio circostante. Tutto raddoppia creando geometrie surreali, così che si prova la sensazione di volare fra le nubi sospesi nell’aria. In lontananza appare come un miraggio l’Isla Inkahuasi, una delle trentadue “isole” disabitate del salar.
Sembra galleggiare nel cielo per il gioco di riflessi, poi si rivela essere una formazione rocciosa ricoperta di cactus. Dal punto più alto si gode un panorama stupendo sulla superficie piatta del salar che contrasta singolarmente con la verticalità dei cactus. L’isola è inserita in tutti i circuiti turistici in partenza da Uyuni, ma se vi arriverete all’alba o vi tratterrete fino al tramonto potrete ancora godervi in solitudine questo paesaggio unico al mondo.
Ormai il viaggio volge alla fine. Al margine settentrionale del salar raggiungiamo il villaggio di Coquesa ai piedi del Volcán Tunupa, dal cui mirador si gode una vista ineguagliabile soprattutto al tramonto. Poco distante è Uyuni, una città vagamente surreale, dalla strana atmosfera da day after, spazzata da venti gelidi e illuminata da un sole senza calore, ma dove si ritrovano le comodità della città: internet cafè, banche, alberghi e ristoranti e un ufficio del turismo.
Nel salar ancora oggi si estrae il sale con mezzi primitivi, pale e picconi, per tagliarlo in blocchi regolari o raccoglierne lo strato superficiale in mucchi conici, poi lavorati e raffinati. Ma sotto questa crosta bianca è nascosta anche la più grande riserva mondiale del prezioso litio, un metallo utilizzato per la produzione di batterie e possibile alternativa al petrolio per la moderna industria automobilistica.
La sua estrazione è solo agli inizi. Noi non possiamo che augurarci che lo sfruttamento delle risorse naturali e il turismo non abbiano un impatto devastante su questo fragile ecosistema, ma possano invece diventare una risorsa importante per quest’area desolata e bellissima.





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Auguriamocelo davvero e anche più lontano…penso alla Tanzania che conosco bene e al lago Natron più importante luogo al mondo di riproduzione per i fenicotteri rosa….lì nascerà una fabbrica per estrarre la soda…