Bolivia, laguna colorada © Anna Maspero
La Bolivia è un paese dalla geografia difficile, senza uno sbocco sul mare e chiusa fra le cordigliere andine e la vegetazione esuberante dell’Amazzonia, ma sa ricompensare il visitatore con un’intensa esperienza di viaggio in un contesto naturale e umano rimasto ancora integro.
Nonostante sia un paese tropicale, con i due terzi del territorio occupati da un bassopiano coperto da foresta e pampa, è la regione andina la zona più conosciuta e visitata. D’altra parte non è facile sottrarsi all’incanto degli straordinari paesaggi delle “terre alte”.
L’itinerario più spettacolare si snoda nell’estremo angolo meridionale del paese e dura circa una settimana. Si parte da Tupiza, a 2950 metri d’altitudine, circondata da aspre e selvagge quebradas, straordinarie formazioni rocciose e foreste di pietra dagli incredibili cromatismi. Intorno piante di cactus creano una perfetta scenografia da film western. E’ bello esplorarne i dintorni con calma, a piedi, in bicicletta o a cavallo, o per i più pigri, in fuoristrada.
Lasciata Tupiza la pista continua a un’altitudine media di 4000 metri con passi che superano i 5000, lungo la via del sale, un tempo percorsa da carovane di lama con i loro carichi. Qui la vita non è molto cambiata nel corso dei secoli.
Ai tempi della dominazione spagnola questi luoghi erano ricchi di miniere, mentre oggi la scarsa popolazione ha un’economia di sussistenza basata sull’allevamento dei lama. Poche ed essenziali le strutture turistiche. Ma è qui che l’altopiano boliviano nasconde i suoi gioielli più preziosi: il surreale e abbacinante Salar de Uyuni e le centinaia di lagune salmastre dalle tinte diverse, le cui tonalità variano nell’arco della giornata, passando dal rosso mattone al ruggine, dal blu cobalto al celeste e al turchese.
L’aria è trasparente, il silenzio assoluto, la notte illuminata da milioni di stelle. Il paesaggio è quello della puna, la steppa delle altitudini intorno ai 4000 metri, con temperature notturne che possono scendere a -30° e venti violentissimi che soffiano ad intervalli regolari per gli sbalzi di termici fra giorno e notte.
In questo deserto di rocce crescono radi cactus e la llareta, un arbusto che assomiglia a un lichene e che costituisce il solo combustibile reperibile. Dove scorre l’acqua di scioglimento dei nevai o vicino alle lagune crescono ciuffi gialli di paja brava, sufficienti per la sopravvivenza di branchi di lama, alpaca e delle timide vigogne, un camelide selvatico protetto perché a rischio d’estinzione.
Entriamo nella Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Avaroa (REA) e finalmente appare, ai piedi del perfetto cono tronco del Volcán Licáncabur, la Laguna Verde, famosa per le sue metamorfosi di colore. E’ possibile pernottare nello spartano rifugio a 4400 metri d’altitudine, oppure proseguire verso nord fino a raggiungere la Laguna Colorada. Attraversiamo un’ampia vallata sabbiosa punteggiata da rocce lavorate dal vento e dal gelo che danno al paesaggio un aspetto surreale, tanto da essere note come Rocas de Salvador Dalí.
Una sosta alle pozze termali di Aguas Calientes, dove ci si può immergere nell’acqua piacevolmente calda, e in mezzora si arriva a Sol de Mañana, a quasi 5000 metri, fra fumarole, soffioni, geyser e pozze di fango ribollenti: un paesaggio primigenio e infernale, che diviene ancor più spettacolare all’alba, quando la bassa temperatura rende l’emissione dei fumi più potente.
Un’altra ora di pista e appare la Laguna Colorada. E’ un luogo di bellezza assoluta. Centinaia di aristocratici fenicotteri dal collo sinuoso e dalle zampe lunghe e sottili, stazionano nelle acque poco profonde alimentandosi di alghe e minuscoli molluschi che filtrano con i loro grandi becchi.

Sogno e magia di Cuzco, leggendario centro degli Incas, ventre tiepido di montagne simili a grandi condors di pietra con le ali aperte nel sole fiammeggiante. Un delirio di bellezza, la città puma protetta dall’Unesco.

Non esiste al mondo una città con un parco di motociclette più ampio. Piccolo viaggio nel Brasile da guinnes dei primati. La patria delle due ruote.

La storia giovanile del Che, quando ancora non era il Che. E cercava in sella a una moto una ragione per scoprirsi e scoprire l’America latina che ne “ospitò” le gesta.
Ritengo sia indelicato, nei riguardi di Anna Maspero, non lasciare segno del mio passaggio attraverso le sue indefinibili righe.
Nella foto i colori esaltanti introducono il lettore nel regno delle emozioni e se ne esce turbati ,quasi, dal tocco esclusivo della Maspero oltre che per l’aver sperimentato il brivido che la vera Bellezza inevitabilmente procura.
Grazie di cuore.
caterina
Caterina, mi sta viziando!!!
Però confermo, la Bolivia e in paricolare i luoghi raccontati sono davvero di una bellezza assoluta.
Grazie, anna