Un tempo tonde, perfettamente circolari, nate per rotolare agevolmente sul terreno. Oggi assumono tutto un altro aspetto. Sono le bocce. Quelle che animano i molti tornei, le piazze di paese, le bocciofile e appassionano, praticamente da sempre, un po’ tutti.
Famose in molte località, si sono rinnovate, non solo nell’aspetto, ma nella tradizione e nel gioco, rendendo partecipi anche i più giovani. Sono diventate quadrate. Accade a Castellinaldo, solo pochi anni fa.
Paese costituito da un bel borgo antico che vanta origini romane, arroccato su un colle, ad oltre 300 metri di altezza dal livello del mare, sulla riva sinistra del fiume Tanaro, nel cuneese. In Piemonte.
Conta poco meno di 900 anime e si trova nella zona geografica definita Roero che, in epoca medievale, è dominata dall’omonima famiglia.
Da sfera, la boccia si rende spigolosa, cubica. In pratica le sono “cresciuti” gli angoli. Tutto nasce per curiosità e intraprendenza dell’associazione locale dei Vinaioli, e in particolare del giornalista sportivo torinese Giampaolo Ormezzano, editorialista de La Stampa.
Riconoscendo in Castellinaldo molte similitudini rispetto a Cagnes sur Mer, cittadina francese della regione della Provenza, ricca di stradine in salita e di lunghe discese ripide, immagina di far rotolare, fino a fermarsi, tante bocce quadrate, in modo, che ogni “sosta” delle boccia, rappresenti un determinato punto per il lanciatore. Così è.
Il regolamento è pari a quello delle bocce classiche, per così dire, ma i lanci devono essere strutturati in modo che, soprattutto in pendenza, la boccia quadrata abbia lo slancio necessario a non fermarsi subito nei lunghi tiri.
Ad ogni modo, tonde e quadrate, il gioco o sport delle bocce risale a diversi secoli or sono e, nel corso di questi, cambia e acquista popolarità.
In Turchia, nel 7000 a. C., nella città neolitica di Catal Huyuk, in Anatolia, le bocce sono di moda. Durante scavi archeologici in tale sito vengono, infatti, rinvenuti segni evidenti di rotolamento, su un terreno impervio, di alcune sfere.
Gli antichi Egizi si dilettano in un’attività ludica del genere nel 3500-4000 a. C., infatti alcune raffigurazioni evidenziano un gioco simile alle nostrane bocce. E nella tomba di un giovane, ad accompagnarlo nell’aldilà, vengono conservate delle palle di pietra finemente lavorate.
In Grecia, all’inizio dell’età cristiana si pratica, uno sport con alcune pietre lanciate in direzione di un’altra, una sorta di sasso obiettivo a cui i giocatori ambiscono avvicinarsi. Inoltre, sono un passatempo ideale per i soldati romani che fanno rotolare delle palle durante le pause militari.
Passo dopo passo, o meglio rotolata dopo rotolata, il gioco delle bocce – termine di derivazione latina (bottia significa palla) – approda in America. Gli emigranti del Bel Paese diffondono il proprio diversivo a New York e a San Francisco e ovunque la presenza degli italiani prima, e degli italo-americani poi, è integrata e numerosa.
E’ un modo per socializzare, per restare uniti e legati alle tradizioni della propria patria, sebbene in terra straniera. Addirittura, in un momento di forte passione ludica e sportiva, nella greca Atene si svolge, a fine Ottocento, la prima olimpiade delle bocce.
Da allora al 1991, anno dell’introduzione nei Giochi mondiali, le bocce fanno molta strada, in tutti i sensi. E non è uno sport da sottovalutare, in quanto richiede abilità e strategia. E la strategia non manca nemmeno se a rotolare sono le bocce quadrate di Castellinaldo, comune che ogni anno, in primavera, promuove il suo campionato europeo.
Giocatori esperti e meno esperti si contendono il premio finale in oltre trenta gironi composti da otto coppie. Ben cinquecento giocatori in totale. Ad affiancare l’esercizio fisico, arriva anche il fascino. La prima edizione di Miss Cubista 2008.





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