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Blarney Stone, leggenda d’Irlanda - foto : Irlanda, Blarney Castle ©  Fhwrdh
Irlanda, Blarney Castle © Fhwrdh

Blarney Stone, leggenda d’Irlanda

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La schiena si arcua all’indietro. Le mani si stringono alle due sbarre fredde. La testa protesa nel vuoto a 29 metri da terra. Sfido le vertigini e cerco di posare le labbra sulla Blarney Stone per acquisire l’eloquenza.

La Pietra che promette forza espressiva a chiunque la baci è incastonata proprio dove finisce la linea del tetto della roccaforte, nata su uno sperone roccioso del fiume Martin. Si trova a dieci chilometri dalla città irlandese di Cork, nella regione meridionale del Munster.

McCarthy costruì qui la fortezza nel 1446 sui ruderi di un insediamento del 1200. Il Blarney Castle ha torri circolari che si alzano nel cielo grigio come segnaposti, e bastioni imponenti da dove lo sguardo spazia nell’orizzonte verde e selvaggio della vegetazione.

Il suo nome, che in inglese significa “lusinga”, ne racconta la storia. McCarthy accolse l’emissario di Elisabetta I che reclamava il maniero, e grazie a una parlantina sopraffina riuscì a eludere le richieste britanniche del conte di Leicester.

Quando il nobile ammise di essere stato raggirato, la regina gli rispose piccata: “Non sono altro che lusinghe!”. L’esercito di Sua Maestà non riuscì mai a conquistare la roccaforte che cadde invece nel 1646, vinta da Lord Broghill, il comandante di Oliver Cromwell.

Gli assediati riuscirono comunque a fuggire sfruttando i tre passaggi segreti che correvano uno parallelo al lago, l’altro verso Cork e l’ultimo verso la contea di Kerry. Oggi, invece, l’antica fortezza è una delle attrattive turistiche più famose della regione.

Già dalla mattina presto, pullman carichi di visitatori ostruiscono il parcheggio. Persone di ogni età si mettono in fila e salgono per ammirare la “Great Hall” con l’enorme cammino, la camera da letto del Conte e la “Young Ladies’ Room”.

Poi, dopo aver superato la vecchia prigione, arrivano dove ora sono io: in una nicchia esterna al camino di ronda del castello. Incontrano Jack, un uomo forzuto dipendente del maniero, che li aiuta ad allungarsi dal parapetto per baciare la Blarney Stone.

La pietra è avvolta da numerose leggende dentro cui la vera storia si confonde e si perde. Una dice che il masso venne portato in Irlanda dal profeta Geremia: sarebbe stato usato come guanciale da Giacobbe nel deserto, quando gli angeli gli apparvero in sogno.

Un’altra ancora racconta che la pietra fu il dono a Cormac McCarthy, sovrano del Munster, di un’anziana strega che aveva strappato alla morte per annegamento. Oppure il regalo al signore del castello di Robert Bruce di Scozia per aver mandato 4000 uomini nella battaglia di Bannockburn nel 1314.

Forse la leggenda più vicina alla verità storica è quella secondo cui il masso fu portato in Irlanda dai Crociati, dopo averlo sottratto in Terra Santa perché lo ritenevano un oggetto dai grandi poteri.

Jack mi tiene stretto e cerca di spingere avanti i miei 50 chili infagottati dal giubbotto pesante. Uno sforzo ancora e le labbra baciano la Blarney Stone. E’ fredda, liscia, quasi “morbida”.

Forse non avrò acquistato l’eloquenza. Ma almeno ho vinto le vertigini.

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LIBRI

Daniel di Waterford

"Daniel di Waterford" di Luca Delgado - Otma Edizioni, 2008

Diario d’Irlanda

"Diario d'Irlanda" di Heinrich Boll - Oscar Mondadori, 1999



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