Residenza reale fino al sedicesimo secolo, poi cuore della politica divenuto la House of Parliament, il Parlamento del Regno Unito, dove hanno sede la Camera dei Lord e la Camera dei Comuni. È il palazzo di Westminster, sulla riva settentrionale del Tamigi. E al suo fianco svetta la S. Stephen’s Tower, che ospita il celebre Big Ben. Il grande orologio che da secoli scandisce il tempo della city londinese.
Sarà anche vero come mi dice l’autista di un bus a due piani che in Gran Bretagna ci sono appena trenta giorni di sole l’anno, ma questo è il mio secondo giorno consecutivo nella capitale inglese e nessuna nuvola grigia ha ancora oscurato il cielo. Impegni e poco tempo mi sono stati ostili, e solo alla mia quarta discesa in quel di Londra, riesco finalmente a organizzarmi per andare davanti al cuore della politica inglese.
Svegliato da un raggio luminoso alquanto imprevisto, bypassata la tipica colazione all’inglese, rapido tea a parte, in men che non si dica recupero un bus in Westmoreland Road. Superata la stazione della metro di Elephant and Castle, aspetto solo che le mie orecchie percepiscano la parola “Westminster”.
Non faccio a tempo a scendere dal bus che subito una raffica di vento made in Thames (Tamigi) mi dà il benvenuto. Forse un monito. O magari un suggerimento per il mio primo scatto. Uno scorcio. Una bandiera britannica che sventola con di sfondo il panorama politico-fluviale. Poi procedo. Nessun sipario da alzare. Il Parlamento è qui.
Nonostante la parte più antica dell’edificio risalga a quasi mille anni fa (1097), la maggior parte di esso risale al più vicino 19° secolo, causa un rovinoso incendio che il 16 ottobre 1834 ne distrusse la maggior parte del palazzo. Solo Westminster Hall, la Jewel Tower, la cripta della cappella di Santo Stefano e il chiostro sopravvissero al rogo. A riprogettare il palazzo in stile neogotico furono sir Charles Barry e Augustus Welby Northmore Pugin.
Oltre mille stanze, tra cui, oltre alle già citate “camere” politiche, anche biblioteche e palestre. Terminata l’era delle incoronazioni, andate avanti dal 12° al 19° secolo, con l’ultima di Giorgio IV, nel 1821, Westminster Hall divenne sede dei discorsi cerimoniali da parte delle due Camere alla Corona. Il salone è stato anche usato come camera ardente per i funerali di stato. Oltre ai vari reali ovviamente, anche qualche “civile” ha avuto questo onore, come Sir Winston Churchill (1874-1965), l’artefice della vittoria inglese (e alleata) nella Seconda Guerra Mondiale.
Lui me lo lascio per ultimo. Il Big Ben. Il grande orologio della torre gotica alta quasi cento metri. La sua storia iniziò durante il suddetto incendio. A realizzare la nuova torre dell’Orologio, in stile Gotico-Vittoriano, fu Augustus Pugin, che si basò su di un suo precedente progetto per un’analoga torre a Scarisbrick, nel Lancashire.
Dicono ci siano posti che fanno la storia. Forse sarebbe più corretto dire che sono gli uomini a segnare il tempo. E anche se gli esseri umani vivono e muoiono mentre molti edifici come il Parlamento di Westminster vivranno ancora per secoli e secoli, adesso so di essere parte di questa infinita favola britannica. Perché anch’io sono rimasto lì sotto. E una parte della mia vita è stata scandita dal rintocco del Big Ben.





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