Non è quella che si definisce in genere una bella città, nonostante i commenti entusiastici dei suoi tanti visitatori. No, Berlino non è una città da guardare: è piuttosto un luogo da ascoltare, respirare, immaginare, da cui lasciarsi conquistare senza pregiudizi e inibizioni. Ma soprattutto la devi immaginare. Perché a mano a mano che la percorri, si rivela come una città fatta essenzialmente di assenze, di ciò che è stato ma soprattutto di ciò che si sta preparando ad essere.
Berlino è il muro che non c’è più, che si è cercato di cancellare con tutte le forze ma che allo stesso tempo non si può dimenticare. Ne hanno lasciati in piedi alcuni tratti qua e là, ora nudi ora ricoperti di graffiti e murales; ovunque file di ciottoli incastonati nell’asfalto ne ripercorrono il tracciato, punteggiato dalle ricostruzioni un po’ kitsch dei vecchi checkpoint di frontiera, celebrato dai musei, dalle foto storiche o dai piccoli pezzi colorati in vendita in tutti i negozi di souvenir.
Ma soprattutto Berlino è l’assenza di una città intera, andata distrutta quasi completamente dalla guerra. A volte si ha l’impressione che i berlinesi non sappiano bene come riempirlo tutto quello spazio, un vuoto immenso che non attende altro che essere colmato dall’immaginazione.
Dello splendido centro storico imperiale non resta ormai che una vaga idea. Ricostruzioni più o meno eleganti di maestosi palazzi neoclassici si alternano a edifici ultramoderni in vetro e acciaio, quasi evanescenti, ai suoi tanti musei e ai numerosi cantieri che ne divorano anno dopo anno la superficie.
Di fianco al comune, un piccolo quartiere in stile medievale, delimitato dal fiume e da strade trafficate a più corsie, è un’oasi di silenzio dove è piacevole sedersi a gustare una birra. Poco vicino, un fazzoletto di sabbia chiuso fra i palazzi e punteggiato di sdraio e di ombrelloni, è un anomalo beach bar che strizza l’occhio al soldato del checkpoint Charlie, e che prende per la gola il visitatore con i suoi assaggi di curry-wurst.
Dall’altra parte della porta di Brandeburgo poi, verso quella che una volta era Berlino Ovest, un’immensa distesa di prato e di alberi di fronte al Parlamento, il famoso parco del Tiergarten, apre l’orizzonte ad un cielo immenso e incredibilmente blu, senza edifici, mura o grattacieli a definirne i confini, al punto che quasi ti dimentichi di trovarti nel cuore di una grande capitale europea.
Se vai a cercare i berlinesi, invece, qui proprio non c’è verso di trovarli. Il centro, soprattutto in estate, è territorio dei turisti, dei ristoranti tipici e dei negozi di souvenir. Bisogna avventurarsi verso i quartieri più esterni, Kreuzberg o Friedrichstein, nei locali che sorgono come funghi sotto i ponti della metropolitana, o nei parchi dove si canta in massa il karaoke.
Senza farsi spaventare dalle stazioni del metro quasi spettrali della vecchia Berlino Est, dalle aiuole incolte che fanno poco onore alla proverbiale teutonica accuratezza, e dagli abiti strappati dei ragazzi che la sera si avviano a grappoli verso qualche festa a tema. Sono loro che riempiono tutti quei vuoti e quelle assenze, per loro avranno un senso tutti quei cantieri che ora appena lambiscono i contorni della città futura.
Sia che si ripercorrano le tracce della sua storia più recente, sia che ci si lasci rapire dai suoi tesori artistici o dalle più moderne architetture, Berlino sembra raccontarti ad ogni passo di essere ben consapevole del suo passato, ma di voler anche andare avanti senza sentirsene ingabbiata, guardare oltre con la sola forza della creatività e senza le barriere culturali e architettoniche della vecchia Europa. Basta cederle, e Berlino ti accoglie a braccia aperte.





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