“Ich bin ein Berliner”, J.F. Kennedy, Berlino 1963. “I love Berlin”, B. Obama, Berlino 2008. Frasi come perle sulla città. Puoi viverla o vederla. In ogni caso ti senti berlinese e l’ami. Impossibile ignorarla. Vitalità, memoria, mutamento e dialogo. La “Tolle Stadt” s’è ripresa anima e corpo, surclassando Parigi e Londra.
Museo The Kennedys, in Pariser Platz, cinquanta scatti di Pete Sousa, fotografo della Casa Bianca. Assorto profilo del Presidente Obama. “Uniti per abbattere tutti i Muri che dividono popoli e razze”. Sillabate dalla mano, forti e chiare parole che hanno scosso coscienze assopite sollevando un’ondata di consensi.
Certi Muri sono mostri della civiltà moderna. Quello di Berlino era lungo 46 chilometri. Vent’anni fa eravamo tutti lì. Col corpo e col pensiero. Per buttarlo giù. L’East Side Gallery conserva frammenti di quel lungo tratto, con murales e graffiti. All’incrocio tra Friedrichstraße e Zimmerstraße, il Checkpoint Charlie.
Una cabina di controllo, l’immagine del soldato russo di Frank Thiel e sacchi di sabbia.
Nell’Haus am Checkpoint Charlie c’è la storia del Muro. Foto, testimonianze e documenti d’ingenuità e coraggio di chi morì nel fuggire all’Ovest. Memoria della Berlino offesa.
Holocaust Mahnmal, memoria della Berlino boia. Un labirinto a scacchiera. Alte e basse, 2.711 colonne in grigia grafite a simboleggiare un grano di campo al vento. Due anime della città ne tessono la trama morale e urbana. Tra i nodi, la vergogna del regime nazista.
Berlino ferita si cura col fermento artistico. Corre, corre. I berlinesi vivono le rovine della storia rielaborando il passato. Forse per questo di lei si dice: “Berlino, la città del futuro, una metropoli condannata a diventare e mai a essere”.
“Alexander Platz aufwiederseen/c’era la neve/faccio quattro passi a piedi/fino alla frontiera”. Una fredda notte dell’87. A Berlino Est cadeva la pioggia sulla piazza deserta. Quattro passi a piedi tra le pozzanghere fino alla Porta di Brandeburgo. Murata. In mente i versi di Battiato. Il cuore stretto nel silenzio di quel confine.
Da Alexander Plaz parte la lunga fuga di viali della città. Unter den Linden, passeggiata “sotto i tigli”, Strasse des 17 Juni nel cuore del Tiergarten, Bismarkstraße fino a Sophie-Charlotte Platz che si apre sui fasti dell’Ottocento prussiano di Federico II.
Una domenica mattina del 2009. In bicicletta verso il Mercato delle Pulci, in cerca di un libro antico, sotto un caldo sole di giugno, strano per questa città. Salvifico per i giovani del weekend night-culture che arrivano da tutta Europa. Insonni e tenaci raver-globetrotter di afterhouse, musica techno e records store.
E tu canti Battiato col cuore in libertà pedalando sul tratto che unisce due città. Una sosta sotto la Siegessäule, con l’angelo dorato della Vittoria. Solo per prender fiato prima di entrare nei meandri del Tiergarten. Cuore verde di Berlino.
Chi fa jogging, chi porta a spasso il cane. Chi legge sulle rive dello Sprea all’ombra dei platani, chi affitta sdraio e si gode il sole con la Weisse, bionda e amara. Chi segue profumo di kebab fino al Görlitzer Park di Kreuzberg. Culla del punk rock e della comunità turca.
Sole che illude. Vivace aggressività della pioggia estiva. Trovi riparo nell’antico quartiere di Nikolaiviertel, con le strade lastricate di pavè e l’aria medievale. Dai un’occhiata sul mondo che passa, dalle kaffeklatsch. Immagini, pensieri, idee. Multiforme creatività berlinese.
Dolci e vodka nei “Hackesche Höfe”, in Spandauer Vorstadt, antico quartiere ebraico. Intricata serie di cortili nascosti, con le facciate in ceramica. Smalti, decori geometrici, vivaci colori. Collegati uno all’altro, celano gallerie d’arte, negozi di designer emergenti e cafè alternativi.
Ku’damm, raffinata via di stilisti affermati e shopping center. Al centro, Breitscheidplatz con “il dente rotto” e “il rossetto per labbra”. Irriverenti, i berlinesi affibbiano nomignoli ai simboli della città. La Kaiser Wilhelm Gedachtnis-Kirche dal campanile sbrecciato e la moderna torre.
Berlino è ricordo in movimento. Cantieri e ponteggi sull’Isola dei Musei col Duomo, l’Altes e il Pergamon. Arduo progetto di un tunnel sotterraneo. Anche la più bella della città, Nefertiti, si sposta da un luogo all’altro. Difficile ammirarne il volto.
Si dice che in Potsdamer Platz, Berlino sia risorta dalle proprie ceneri. Mitica piazza dei ruggenti anni Venti. Cumulo di macerie nel ’45, quando il cielo esplose sulla città. Da terra di nessuno a manifesto d’avanguardia dove tutto è possibile.
Te ne accorgi emergendo dalla U-bahn sotterranea. Vetro e acciaio galleggiano nell’aria. Tesa nel vuoto come un telone, la cupola del Sony Center. Caldi colori del cotto senese nel Debis-Haus. Jahn, Piano, Chipperfiel, Isozaki. Il “ghota” degli architetti è passato di qui.
Giochi in bianco e nero. Sonorità ed effetti speciali. Passerelle e scale. Incredibile viaggio nel Filmmuseum con gli espressionisti tedeschi alla scoperta dei primi classici. In sottofondo, lei e la sua voce fredda e suadente. Prigioniera dei suoi film, Marlene Dietrich.
Va in scena Berlino. Metropoli e Bohème gomito a gomito. Impiegati e artisti, studenti e fiorai, progressisti e conservatori. Quartieri dèco e grattacieli. Presente e passato. Uno di fronte all’altro. Uno dentro l’altro.






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FORTE: mi prende e mi porta…
La durezza e la tenerezza.
Il sogno e la realtà
Mi provoca un pensiero ed un desiderio intenso: NON POSSO N ON ANDARE A BERLINO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E’ una tappa dell’Europa che mi manca! Davvero sei riuscita in quest’articolo a farmi respirare l’aria di questa fantastica capitale crocevia di contraddizioni tra storia e modernità, innovazione e tradizione. Una città che voglio vivere e voglio trattenere nei polmoni più di un istante.
hai davvero la rara capacità di strappare il lettore dalla pagina e farlo passeggiare, pedalare, respirare tigli e kebab e sentire il retrogusto della weiss e il sole indiscreto di giugno…
magnifici graffiti vien voglia di andare a BERLINO ……..
Ero sempre di passaggio a Berlino. A giugno di quest’anno mi sono detta:voglio viverla, questa città. Senza pensare a “scrivere di Lei”. Solo fotografarla. Invece la “penna” è partita da sola, proprio di fronte al ritratto di Obama, in Pariser Platz. Schizzi, appunti, pensieri, emozioni e ricordi. Si Berlino merita un viaggio. E’ lei che vi prende per mano…ed è bello lasciarglielo fare.
Grazie a TUTTI e “respiratela” di persona.
Marta
Articolo stupendo ,braissima avrei voluto essere li con te ,come avevamo progettato ,sara per il prossimo viaggio
Ciao Maria Pia, scusa del ritardo e Grazie del commento. L’appuntamento potrebbe essere Danimarca? ciao a presto Marta