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Bergheim, dove bruciavano le streghe - foto : La nebbia cela il panorama della piccola Bergheim © Monica Genovese
La nebbia cela il panorama della piccola Bergheim © Monica Genovese

Bergheim, dove bruciavano le streghe

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Cappello nero a punta, naso adunco, aspetto arcigno e voce stridula, si libra nell’aria, cavalcando una vecchia scopa di saggina. Questa l’immagine tipica e tradizionale delle streghe. Nei tempi addietro, molto spesso, si trattava di semplici erboriste, di donne solitarie tacciate di stregoneria.

Oggi, la televisione le presenta sotto forma decisamente più gradevole e apprezzabile. E’ noto, infatti, il serial americano “Streghe” che, anche in Italia ha riscosso notevole successo, in cui si narrano le vicende di tre seducenti sorelle magiche, appunto. Le sorelle Halliwell, Prue, poi sostituita da Paige, Pipier e Phoebe.

E le streghe, a quanto pare, hanno anche soggiornato in un piccolo paesino di poco oltre mille anime, situato lungo l’alsaziana “strada del vino” in Francia.

E’ Bergheim, cittadina fortificata, nel dipartimento dell’Alto Reno. Si raggiunge dopo una serie di curve e infiniti vitigni disposti, in ordinate fila, sulle pianure della regione.

Conosciuta per il suo ultracentenario albero di tiglio e per la persecuzione alle streghe.

D’inverno, la nebbia cela il paesino il cui ingresso in centro è rappresentato da una suggestiva trecentesca via di accesso, la gotica Porte Haute. Unica superstite delle tre porte originarie. Sotto il suo arco, inizia ad intravedersi la via principale. Lunga e adorna di case in legno dai colorati tetti a graticcio, dalle verande straboccanti di piante che, in primavera danno il meglio di sé esplodendo di gerani, e da winstube.

Ma sotto la porta c’è anche dell’altro. All’altezza degli occhi curiosi dei visitatori, si scorge un bassorilievo in pietra arenaria raffigurante un personaggio un po’ buffo. Questi, mostra letteralmente il proprio fondoschiena nudo ai suoi inseguitori, non solo istigandoli a catturarlo, ma deridendoli con una smorfia.

Tutto questo si spiega perché, nel periodo compreso tra i secoli XIV e XVII, Bergheim offriva asilo ai rei di crimini non premeditati che, una volta arrivati in città, si ritenevano al sicuro.

Tornando alle winstube, letteralmente sono sale per il vino. Non solo. Qui si gusta la cucina alsaziana. Si tratta, infatti, di caratteristici ristorantini dall’atmosfera calda e informale che accoglie ogni avventore. La maggior parte dei piatti serviti è a base di carni di maiale e di manzo.

In fondo, la conoscenza di un paese passa anche attraverso lo stomaco!

Addentrandosi a Bergheim, visitabile in poche ore, le indicazioni conducono subito alla Maison des Sorcières, ovvero alla casa delle streghe. Oggi gestita da un gruppo di volontari che informano sulle tristi vicende accadute in questa località.

Dal 1582 fino al 1630, Bergheim fu teatro della caccia alle streghe. Una pagina atroce della storia dell’umanità. Qui, vennero bruciate sul rogo, vive, 35 donne e un uomo. Tutti accusati di intrattenersi con il demonio.

E tetro è anche l’aspetto, almeno quello invernale, del tiglio di Herrengarten, piantato verso il 1300, in parte sorretto da un palo di ferro e poco distante da Porte Haute.

Vale la pena soffermarsi ad ammirare la meridiana del 1711, sul muro di Grand’Rue, una chiesa gotica scampata alle devastazioni della seconda guerra mondiale e l’ottocentesca sinagoga sconsacrata.

Bergheim è suggestiva e conserva un fascino antico e un po’ lugubre, perciò non stupisce che, ovunque si vada, si nutre la sensazione di essere osservati dallo sguardo di qualche abitante locale. Forse, il discendente di una strega.

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