Sulla morbida collina di Montjuic, nella colorata Barcellona, c’è un luogo in cui l’arte prende forma, vita, essenza e respiro. Ed è il respiro di un uomo, di un artista unico nel suo genere. Joan Mirò.E Montjuic è anche il luogo della sepoltura dell’artista, avvenuta nel 1983.
Creata nel 1981 dallo stesso Mirò, la Fondazione è un centro di aggregazione di arte contemporanea. Come un cofanetto, scrigno prezioso di mille tesori, accoglie nelle sue sale oltre cinquemila disegni, centinaia di opere grafiche, duecento dipinti, centocinquanta sculture, nove arazzi.
Tutti esposti in maniera da creare un’armonia perfetta tra loro, ma anche per ispirare le più disparate sensazioni nel visitatore.
Perfino la Fondazione, la struttura, si può considerare un’opera d’arte, in quanto rispecchia il gusto dell’artista. E’ realizzata nel 1975, in cemento armato a vista, attorno a due giardini che l’abbracciano. In questi spiccano alcuni sculture di Mirò.
E’ un modo attraverso il quale il museo “gioca” con ciò che conserva al suo interno e lo mostra, come una piccola anteprima. Una sezione dell’edificio è riservata alle mostre contemporanee in generale, mentre gli altri spazi sono dedicati a Mirò.
Non manca anche una elegante caffetteria de La Fundacio Mirò dove far sosta per alcuni minuti prima di riprendere il cammino nell’arte. La Fundacio è l’estrinsecazione della passione di Mirò per i colori e per le forme. E in mezzo a forme e colori si passeggia. In silenzio e con curiosità.
Le prospettive da cui osservare i vari capolavori aiutano il proprio personale volo della fantasia e influenzano lo sguardo come a volerlo dirigere da una parte o dall’altra. Ogni cosa, qui è progettata per facilitare la contemplazione attraverso l’uso delle luce naturale, l’esposizione e l’accessibilità del visitatore all’opera.
Ma alcuni Mirò non si trovano solo nel museo, a cui lo stesso artista li dona, ma per le strade della capitale catalana. “Donna ed Uccello” del 1982, ricoperta di coloratissime piastrelle frammentata, trova spazio nel parco Mirò, mentre il “Pavimento del Pla di l’Os” è “sdraiato” nel quartiere della Rambla, nei pressi dello storico mercato della Boquería.
L’arte di Mirò cammina per le strade di Barcellona e quando non lo fa, aspetta il visitatore alla Fondazione. Aspetta di meravigliare, di emozionare e di far sospirare. Le sculture sembrano enormi giochi a cui girare attorno o fasci di arcobaleno catturati nella tela di Mirò.
Si presentano sinuose, persino voluttuose e accendono la vita di luce. Se si socchiudono gli occhi, permettendo, appena appena, alla forma dell’opera osservata di penetrare attraverso le ciglia, si scopre un mondo nuovo.
Un mondo in cui queste opere, immobili, fisse, si animano. Danzano come ballerine leggiadre con i propri costumi di scena, ampi e vaporosi. Piroettano in modo che i colori dei loro abiti si confondano, si camuffino tra loro.
E così i capolavori di Mirò, nel proprio immaginario, si elevano verso il cielo, si scompongono e si ricompongono all’unisono. I colori si separano, mostrandosi uno alla volta per poi tornare a far parte della loro unicità.
Sembra quasi di trovarsi in mezzo alla natura, ma una natura insolita, fatta di personaggi fiabeschi, di uccelli dai becchi enormi o di donne dalla forme astratte. E nell’astratto vive il desiderio di dare una forma alla vita che sia quella scelta da ognuno di noi.





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