I limiti della scrittura, in questo caso, si fanno sentire ancora di più. La casa Batllò si può solo provare a descrivere. Il testo, che non prevede la diffusone di odori, il poter toccare quelle pareti impregnate di idee sognanti, o l’assunzione di punti visuali diversi, rimarrà incompleto. Solo un accenno dell’architettura dell’artista che ha cambiato il volto di Barcellona: Gaudì.
Già dalla prima visione, quando ti avvicini venendo da Plaza de España, è amore incondizionato per questa meraviglia. I balconi fuoriescono dalla struttura come fauci di pescecani che azzannano, il colore rimanda alle sfumature del mare. Il mondo acquatico sarà il tema che ispirerà tutto l’edificio. Come quelle bolle di vetro blue e verde sulle vetrate basse, che sembrano aria che si muove lenta nel mare.
E allora entri preso dall’emozione che sempre ti donano i luoghi che con la loro anima rivoluzionaria hanno fatto la storia dell’arte o di qualsiasi altra disciplina. Ogni dettaglio della Batllò è un evento da ammirare e ricordare. La genialità si respira in ogni soluzione trovata e supervisionata da Gaudì, che amava seguire i lavori personalmente, indicando ai manovali le tecniche migliori da adottare per arrivare al suo obiettivo: costruire un sogno.
La scala a chiocciola che sale dall’atrio del piano terra fino al primo piano ricorda la coda di un mostro marino. Metti i piedi sul legno brillante e lucido e cominci ad andar su. Entri nel salone dove la ricca famiglia borghese dei Batllò ad inizio ’900 passava le serate. Noti il camino che ha un sistema di diffusione del calore molto particolare e un piccolo spazio antistante con dei posti a sedere laterali ricavati dalla struttura. Hai una sensazione di calore buono, adeguato, pensando al fuoco in azione sotto la griglia in ferro.
Tutto è in movimento, tutto è fluido, le linee architettoniche sono sempre ondulate, mai rette. Ed è qui una delle grandi rivoluzioni concettuali adottate da Gaudì. Tutto può essere messo in discussione, dalle opinioni all’architettura. Erano i fascismi che adottavano la squadratura, la linea retta, il razionalismo costruttivo. Gaudì no: nella sua costruzione niente è scontato, tutto è relativo e creativo. Ma mai una creatività superflua o inutile: le soluzioni che sembrano a volte “retoriche” rimandano sempre al concetto di funzionalità. Quell’angolo speciale, nuovo, mai visto prima costruito così avrà sempre la sua motivazione funzionale. Sta proprio qui l’eccezionalità di ogni dettaglio che rende il tutto unico, perché mai visto fatto così.
E allora giri, danzi negli spazi sostenuto da una musica che non c’è ma sta dentro di te. La musica dell’architettura che si fa arte. Arrivi fino ai solai utilizzati dalla servitù, e al terrazzo che è strepitoso. Sembra di essere entrati, improvvisamente, nel mondo delle fiabe.
I comignoli sono tutti colorati e sembrano essere stati presi pari pari dalla casa di Hansel e Gretel. Le forme di ogni elemento sul tetto sono irregolari. Per questo Gaudì adottò la soluzione di frantumare le piastrelle squadrate per ricoprire gli stessi potendo così seguirne la forma, creando una sorta di mosaico con tasselli diseguali e multicolore.
La facciata, da lì si nota, si trasforma in un drago nella parte più alta. Tutto è da guardare e ammirare per quanto è fulminante. Il genio, d’altronde, è così: arriva a soluzioni semplicissime e efficaci, ma a cui nessuno prima aveva neanche lontanamente pensato.
I limiti della scrittura sono noti. Ma pensi che il lettore ha un alleato fondamentale: l’immaginazione farà il resto nel provare a vivere per un attimo le sensazioni che la Casa Batllò sa dare.





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