Ventimila persone non hanno bisogno di uscire se non per andare direttamente a casa la sera. Infosys ha uno dei campus più grandi nella Silicon Valley indiana ed è una delle aziende simbolo dello sviluppo della città, essendo stata fondata proprio a Bangalore nel 1981.
Il campus è ancora in costruzione, iniziata nel 1994 dal primo palazzo e proseguita con molte aggiunte, tra cui piscine e campi da golf, oltre alla piramide che ne è diventata il simbolo. Al suo interno, gli impiegati trovano ogni tipo di facilitazione, da sei aree dove si trovano ristoranti di ogni genere, a una palestra aperta dopo l’orario di lavoro, a negozi alimentari dove si può fare la spesa prima di riprendere l’auto e affrontare il traffico. Nel campus di più di 81 acri si gira in bicicletta o con un’auto elettrica.
Electronics City è uno dei tanti centri dislocati di Bangalore, e per la maggior parte degli impiegati andare a lavorare può risultare in un viaggio di almeno un’ora, ripetuto mattina e sera. Più verde e dotata di edifici moderni, l’area è anche tra le più inquinate della città da sette milioni di abitanti.
Parte dei problemi è risolta con un servizio di autobus, alcuni privati e riservati alle grandi aziende, altri pubblici che servono diverse parti della città. Nella cittadina esiste anche un asilo che può essere usato dalle impiegate delle varie compagnie. Ibm, Wipro, Siemens e Hp sono solo alcune delle aziende che hanno deciso di aprire una sede qui, proprio di fronte al campus dell’IIIT di Bangalore, l’istituto dove i giovani fanno la fila per laurearsi in Information Technology.
Bangalore è conosciuta come la capitale della Silicon Valley indiana ed è passata, a partire dagli anni Novanta, dall’essere una città rilassata e adatta ai pensionati, famosa per i suoi giardini e per il clima mite, all’essere un simbolo del progresso indiano. Molte zone hanno ancora un’atmosfera più autentica.
La zona di Cantonment, parte storica delle città indiane sotto il dominio britannico, ha strade strette e fiancheggiate da bancarelle. Qui si può mangiare insieme agli autisti di rickshaw nei dhaba, le tavole calde che servono piatti quasi sempre vegetariani, soprattutto riso, per poche decine di rupie.
Per trovare i ristoranti alla moda e i grandi alberghi bisogna allontanarsi e arrivare nei centri commerciali, tra cui il Mantri Square Mall che è ancora il più grande del Sud dell’Asia. In attesa dell’arrivo della metropolitana, che forse cambierà il volto della città, le strade centrali come MG Road e Brigade Road non sono invece quello che un occidentale può considerare un tempio dello shopping, anche se si possono trovare locali che servono vero caffè italiano, un Hard Rock Cafè con hamburger di bovino, merce molto rara, e catene di fast food come Pizza Hut.
Con un po’ di pazienza e voglia di camminare, Bangalore può avere anche qualche attrattiva per i turisti. La strada del Parlamento è ampia e fiancheggiata da un parco. Ci sono poi attrazioni molto amate dagli indiani come la fontana dedicata al Primo ministro Indira Gandhi che ogni sera si illumina con giochi di luce e musica per un biglietto quasi simbolico.
Tra le attrazioni più suggestive ci sono poi i templi. Gli indù sono in generale molto colorati e hanno un pantheon di decine di migliaia di divinità, oltre a riti di ogni genere. Lo Shiva Temple permette, per esempio, di avere un’idea di quali siano con un biglietto che dà accesso alla puja, un rito di purificazione, e ad altre attività quasi in stile Disneyland.
La cosa che colpisce sono, però, chiese cristiane, moschee e templi uno a fianco all’altro. La convivenza pacifica è una delle caratteristiche dell’India, salvo momenti particolari nella storia. Gli indiani, però, disconoscono in generale i momenti di lotta religiosa imputandoli a un artificio dei politici.
In collaborazione con: DevelopingReport





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