« Khiva, la città d’argento Malawi, turismo come benedizione »


Azzorre, corrida a colpi di ombrello - foto : Un momento della tourada à corda alle Azzorre © Monica Genovese
Un momento della tourada à corda alle Azzorre © Monica Genovese

Azzorre, corrida a colpi di ombrello

di

stampa stampa

Un piccolo arcipelago di nove isole vulcaniche, a largo del Portogallo, a metà strada tra Europa e America. A quattro ore di volo dall’Italia, con scalo a Lisbona. Noto come il giardino dell’Oceano Atlantico. L’eden dell’anticiclone. Mitologica essenza di ciò che resta di Atlantide, il continente perduto.

Azzorre. Una sola parola per esprimere bellezza, natura e semplicità. Qui, i vulcani sulle isole, in passato, rappresentano il fascino di questa terra, ma anche il suo lato oscuro. Le varie eruzioni, i terremoti, sconquassano le isole mietendo vittime, senza però riuscire a placare l’animo forte e risoluto dei suoi abitanti.

Ed è così, che nel corso dei secoli, gli azzoreni restano ancorati ai loro scogli in mezzo alle onde oceaniche. Il terreno è fertile, reso tale dalla sua stessa origine vulcanica, i pascoli sono lussureggianti, i vigenti che producono vino rosso, detto tinto, sono circondati da recinti di rocce nere per preservarli dal vento.

Le strade sono costellate da miriadi di coloratissime ortensie, il fiore simbolo delle Azzorre. Questo è il luogo dove nascono i colori, luminosi, intensi, puri. Il verde delle pianure scivola fino all’azzurro delle acque dell’oceano. Il colore del muschio sugli alberi acceca di luce, le ninfee addormentate sui piccoli laghetti sembrano gemme incastonate nel gioiello della natura.

Una delle isole più emozionanti è Pico con il suo panorama reso unico dallo svettante vulcano. E’ piccola, graziosa, pacifica, ordinata. Il tempo è scandito dalle ore dedicate al pascolo, alla pesca e all’osservazione del vulcano alto oltre duemila metri.

Alcuni viaggiatori ne raggiungono la cima al mattino, quando è ancora avvolta da una fitta nebbia. La temperatura non cala quasi mai al di sotto dei quattordici gradi invernali e si assesta intorno ai ventisei, ventotto estivi.

In mezzo a tutto questo tripudio di secolare e immacolato incanto, gli azzorreni rispettano le loro tradizioni più antiche. Indipendentemente dal significato, spesso religioso, delle loro usanze, le feste sono sempre molto gioiose ed organizzate con profusione di fiori e di profumi.

Una delle più importanti, e sicuramente la più avventurosa, è la famosa “tourada à corda”. Tipica di Terceira, l’isola più occidentalizzata dell’arcipelago, ma non solo.

L’evento si svolge in strada e ha come protagonisti alcuni temerari giovani e i tori. La tourada, regolata da rigide norme, risale al 1500 e la sua caratteristica principale è che l’animale non viene mai ucciso. Ogni manifestazione può presentare non più di quattro tori, ciascuno di almeno tre anni, e la competizione deve durare trenta minuti al massimo per ogni toro.

Gli attrezzi utilizzati non devono ferire gravemente l’animale che, in ogni caso, riceve cure veterinarie. Per questo vengono usati solo degli ombrelli.

Tutto si svolge nella strada principale e in questo modo: il toro si trova inizialmente in una grande cassa di legno chiusa. Prima di liberarlo si spara un petardo, anche per avvisare gli spettatori di restare dietro le barricate di legno, disposte lungo i lati della strada.

Il toro è legato ad una lunga corda e un gruppo di uomini, attorno a lui, inizia questa sorta di gioco. I toreador – se tali si possono definire – devono irritare l’animale e ci riescono molto facilmente, dimostrando, soprattutto alle ragazze, il loro coraggio e la loro abilità.

Uno alla volta, infilzano gli ombrelli aperti nel collo del toro che, dimenandosi, cerca di liberarsi, mentre altri tengono la corda tesa in modo che non provochi danni scagliandosi ovunque.

E’ uno spettacolo crudo, pericoloso, sebbene l’animale non faccia la fine dei tori nelle arene spagnole. Un altro scoppio di petardo indica una breve pausa, durante la quale, tra l’incitazione generale, il toro viene sostituito.

Tutte le manifestazioni locali sono molto vivaci, alcune come la tourada, chiassose, in netta contrapposizione con la quiete delle isole, ma tutto ciò rende le Azzorre un piccolo mondo misterioso da scoprire.

stampa stampa
LIBRI

Viaggi e altri viaggi

"Viaggi e altri viaggi" di Antonio Tabucchi - Feltrinelli, 2010

Lisbona e il suo poeta

"Lisboa Quello che il turista deve vedere" di Fernando Pessoa - Voland, 1997



2 commenti a “Azzorre, corrida a colpi di ombrello”

  • Roberto alle ore 5:57 pm scrive:

    Stavo cecando informazioni sulle Azzorre per un’ipotetica vacanza e mi sono ibattuto in questo articolo. Vi ringrazio per l’informazione che contiene, è certo un motivo per non andare in quel luogo, non vorrei imbattermi in uno spettacolo del genere, violento quanto la corrida, una tortura per l’animale, poco conta se non viene ucciso…veramente osceno, che gli vengano conficcati gli ombrelli sul corpo…non parlatemi di tradizione, con gli ombrelli la tradizione??? peccato, l’arpipelago sembra molto bello… e mi sembra interessante anche il vostro sito. saluti
    Roberto
    Genova

  • Monica alle ore 10:52 am scrive:

    Ciao Roberto,
    in effetti le Azzorre sono un luogo meraviglioso, incantevole e, persino faibesco.
    Per evitare di imbatterti nella “corrida con ombrello” potresti non andare ad agosto, ma in un altro periodo dell’anno. Ag agosto è più facile assistere a manifestazioni del genere.
    Purtroppo alcuni Paesi, per quanto bellissimi, hanno ancora usanze e tradizioni che coinvolgono gli animali, loro malgrado, in maniera non proprio civile.
    Ma la descrizione, il reportage di un viaggio deve, per correttezza e per dovere di cronaca, raccontare anche cose del genere, visto che esistono.
    Grazie per il tuo apprezzato commento e auguriamoci che, un giorno, magari presto, gli animali non siano mai più usati per “giochi” del genere.
    Continua a leggere Il Reporter e ad inviarci i tuoi commenti. Grazie ancora.

comment Lascia un commento a "Azzorre, corrida a colpi di ombrello"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- Laura (raya) su R come Reporters
- Francesco Colucci su Aliano, l’ex-confino della Basilicata
- alex67 su John o’ Groats, alla fine della Scozia
- roberto su Vorkuta, Inferno Siberia
- Anna Maria su Murgia, sentieri di Puglia e Basilicata
- melissa su Palazzo di Cnosso, mito di Creta

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Storie

Portogallo, fiumi e oceano
di

Portogallo, fiumi e oceano - foto : Porto, innamorati davanti al fiume Duoro © Paolo Tempesti

Una poetessa e un fotografo s’incontrano. A distanza. Ne nasce un viaggio fra i colori più espressivi. Lì nel mezzo, viaggio in terra lusitana dove le onde dell’Oceano Atlantico scandiscono l’orizzonte.

Storie

Marco Cavallini: dall’Italia al mondo intero
di

Marco Cavallini: dall’Italia al mondo intero - foto : Nuova Zelanda © Marco Cavallini

Intervista a un uomo sempre in viaggio. Marco Cavallini, 48enne con la passione per il vagabondare e per la fotografia, racconta la sua originale esperienza a il reporter.

Storie

Monica Maggioni: “Io, reporter di guerra”
di

Monica Maggioni: “Io, reporter di guerra” - foto : Baghdad (Iraq), Monica Maggioni e un militare statunitense

Viaggio nel difficile mondo dei corrispondenti di guerra. Tra coraggio, adrenalina e paura. A tu per tu con l’inviata Rai, Monica Maggioni, e un ricordo per la giornalista del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli (1962-2001), vigliaccamente uccisa in Afghanistam dieci anni fa.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter