Nel week-end della mostra del Cinema, l’anfiteatro lidense si riempie ulteriormente di turisti da ogni dove. Ma non è solo la presenza umana a sbarcare in laguna, sono anche i diritti, che si proiettano nella sale del Festival.
A catalizzare l’attenzione del sabato c’è stato il film italiano in concorso di Ferzan Ozpetek, Un giorno perfetto, e il documentario di Paolo Santolini e Fabrizio Lazzaretti, Domani torno a casa, basato sul lavoro dell’ONG Emergency in Sudan e Afghanistan.
Nel film di Ozpetek, la parte principale è quella della violenza. Non quella della guerra, ma una più sottile. Quella che può toccare chiunque di apparentemente normale. E per questo più subdola. Imprevedibile.
“La razza umana è la più cattiva e la più affascinante” ha dichiarato il simpatico Valerio Mastrandrea, in conferenza stampa. Ci vuole coraggio nella vita. Ce n’è sempre più bisogno, perché il confronto quotidiano con la paura, il disagio e il gelo, è costante.
Il viaggio nella mostra ha poi fatto tappa nella martoriata realtà del Kashmir indiano con la pellicola Zero bridge di Tariq Tapa, per poi approdare nel mondo e nel lavoro dell’associazione umanitaria Emergency, fondata dal chirurgo di guerra, Gino Strada (presente anch’esso alla Mostra del Cinema).
Due anni passati tra Khartoum e Kabul, tra il nuovo centro cardiochirurgico sudanese e il centro chirurgico della capitale afgana, dove si sono svolte le vicende emblematiche dei due piccoli protagonisti, Yagoub e Murtaza. Un afgano di sette anni incappato in una mina e un quindicenne sudanese aggredito da una grave malattia cardiaca. Entrambi, in maniera diversa, vittime di guerra.
Per questa nuova giornata, si è ritrovata la calca dell’esordio, quando la ditta Clooney & Pitt aveva mandato in visibilio la folla. Tanta attesa e applausi per l’armada di Ozpetek in passerella: l’immortale Stefani Sandrelli, Isabella Ferrari, Valerio Mastrandrea e la giovane Nicole Grimaudo.
Ci sono stati applausi e fischi alle proiezioni. Diversi i contesti. Diversi le opinioni. Quello che resta, o quanto meno dovrebbe restare, è il messaggio. Di un nemico sempre presente con cui dobbiamo fare i conti. Questo è arrivato. Preciso. E quello che più conta, è la speranza è che abbia messo radici nella nostra mente.




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