La statua è bianca, di velluto. Guarda in alto, cerca Dio. Sta al centro della piazza principale di Avila. Proprio come nell’Estasi del Bernini, anche in quel momento lo sguardo mistico di Santa Teresa è inondato di luce. Il cielo imbottito di nuvole gonfie fa penetrare dei fili luminosi: prima sottili, poi più spessi che cadono proprio lì, al centro della città.
Passi sotto una delle grandi porte di accesso. Decidi di salire sulle mura che cingono l’abitato antico ma è gia tardi: non hai tempo di percorrere i lunghi chilometri in muratura di quella strada sospesa per aria. Così ti accontenti, in quella mezz’ora rimasta prima della chiusura, di rimanere nella parte che si affaccia da un lato sulla piazza e dall’altro sui grandi spazi ocra dell’altopiano circostante.
Lasci volare lo sguardo lontano, lo fai vibrare nell’aria e planare sui colori e sulle sfumature della vita. È un panorama incantevole quello che vivi da lì. Ti immagini soldato medievale per qualche istante. Sei la vedetta del torrione est. Noti polvere che si alza dal crinale della collina. Le insegne del nemico che avanzano. Lanci l’allarme: “I mori, arrivano i mori!”. Poi senti una voce che viene dalla realtà e non più dal sogno. “Signore, stiamo chiudendo, mi spiace ma deve scendere”. Vai giù per le scale fatte di gradoni alti che ti riportano dritto dritto da dove eri venuto.
Senza una meta precisa cammini per le stradine strette. “Ci sarà passata anche Teresa di qua qualche volta?” ti chiedi. Poi, condotto da una forza invisibile, piombi esattamente alla Chiesa dedicata alla Santa. Hai letto sulla guida che è stata costruita nel punto dove sorgeva la casa in cui nacque. Ora contiene le sue spoglie riportate ad Avila dopo gli anni del franchismo. Il generalissimo Franco infatti, nel periodo della dittatura, custodiva personalmente nella sua abitazione i resti della Santa a cui era molto devoto.
Tutto è già chiuso, non si può visitare più nulla a quell’ora. Anche il cielo si sta serrando e promette di buttar giù molta acqua. Ti siedi ad un bar della Plaza Mayor. Ordini una birra piccola e fresca, che qui chiamano caña. Fai appena in tempo a pagare e ripararti sotto i portici. Acqua, tanta acqua: il primo temporale che vedi da più di un mese ti sembra abbia del miracoloso.
C’è ancora pioggia leggera quando decidi di camminare lo stesso e bagnarti. Gli amici ti stanno aspettando ed è meglio andare ora per non tardare troppo. Riprendi la macchina, esci dalle mura. Vedi delle vetture ferme, persone che fanno foto. C’è un rialzo, un baldacchino con una croce in pietra. Ti avvicini e scopri la vista più bella sulla città illuminata.
“Chissà se Teresa, nei suoi sogni divini, ha mai visto la sua città così bella?”. Le luci dell’abitato che si muovono lente sembrano lucciole che si rincorrono in un prato bagnato dopo un temporale d’estate.





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Non è detto che Lei non possa vederla attraverso i suoi occhi.
I santi possono tutto.
razie
caterina
Complimenti!
Non è entrato in Chiesa ma comunque si è guardato intorno ed ha colto molte emozioni. I raggi di luce che lei ha visto dà l’idea di una presenza illuminante. Forse una risposta alle sue intime domande. I Santi ascoltano anche i nostri pensieri: almeno lo spero.
Grazie Rossella. In chiesa ci sono entrato ma l’emozione più forte l’ho provata girando per le vie, captando il linguaggio corporeo e verbale dei passanti. Mi piace molto il silenzio delle chiese vuote, ma questa volta l’ispirazione stava fuori evidentemente.
Buona giornata.
Fabio