Il caldo, in quei giorni, rendeva i paesaggi oleosi e flessibili. Per questo per andare ad Avila hai atteso il tardo pomeriggio. La macchina filava nel mezzo di monti e altopiani aridi. L’acqua è come oro da queste parti. Ai bordi della strada si creano code di macchine alle pochi fonti naturali esistenti. Ti fermi a una per chiedere informazioni. Il liquido che sgorga è pochissimo, goccia a goccia: per riempire una brocca passeranno dieci minuti.
La voglia di parlare e comunicare degli spagnoli, invece, sgorga che è un piacere. Basta una domanda breve e concisa, un gruppo di tre o quattro palabras ben assestate per vedere piovere su di te informazioni a non finire. Adori questo loro modo di affrontare le cose e la vita, con un sorriso vero. Senza la necessità di fingere.
Così ti spiegano in coro che è il capoluogo di provincia più alto di tutta la Spagna, a oltre mille e cento metri, che è anche uno dei posti più freddi. E onestamente un po’ di fresco, dopo i quaranta gradi quotidiani che ci sono a Madrid, è quello che stai cercando.
Quando conosci uno spagnolo la prima volta ti sembra di essere suo amico da una vita. Non filtra quello che ti deve dire, si apre, non ha bisogno di lucchetti. Negli ultimi giorni hai avuto pensieri di pace del tipo: “Quando rendo felice qualcuno della mia famiglia io sono felice. Così basta pensare al mondo come alla propria famiglia allargata. Basta fare del bene a tutte le persone che si incontrano in questa nuova grande famiglia, per essere felici”.
Ti sembra che in Spagna, da quando ci sei arrivato, sia molto più semplice trasformare in realtà idee di questo tipo. Lasci le persone alla fonte. Ti rimetti in strada. E vedi sorgere in lontananza le prime luci arancio dell’abitato. Incontri anche i primi scheletri edilizi della crisi immobiliare spagnola: molte case costruire e lasciate disabitate, o addirittura non terminate.
La percezione passa da queste fragili costruzioni moderne alle bellissime mura medievali a protezione della città antica. Grandi, forti, altissime. Servirebbero più aggettivi da accumulare per renderne la maestosità. Tant’è: non sempre la parola scritta è adatta a rendere una sensazione visiva importante.
Così avanzi, passi una delle porte della cinta muraria. E piombi in una piazza piccola e bellissima. Su un lato la chiesa, dietro i porticati con le persone sedute ai bar che mangiano tapas e bevono cañas una in seguito all’altra. Un’amica ti aveva parlato dell’orrore che ti trovi di fronte: un edificio alto e moderno copre la bellissima vista sull’altopiano che ha sempre caratterizzato questo posto e l’ha fatto diventare patrimonio dell’umanità Unesco nel 1985.
Rimpiangi di non esserci venuto prima. Provi ad immaginare com’era e poi accetti la bellezza diversa che hai di fronte ora. Sei nella città di Santa Teresa, la mistica forse più famosa di tutta la cristianità. Hai in testa l’immagine della scultura bellissima del Bernini, l’Estasi. Mentre il cielo si riempie di nuvole che sembrano disegni di animali, ti metti sulle tracce della santa.





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Niente ti turbi niente ti spaventi.
Tutto passa Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto.
Chi ha Dio non manca di nulla.
Dio solo basta. »
(Santa Teresa D’Avila)
Mi sembra questa la luce che le possenti mura di Avila sprigionano e che l’autore riporta nelle espressioni che accompagnano le sue parole, il suo “viaggio”
Grazie
caterina.
Grazie a te Caterina.
Fabio