Lago d'Averno - Foto tratta da geoffblack.com
L’inferno che si cela oltre le acque del lago di Averno, secondo gli antichi romani era, come quello dantesco, costituito da varie parti. I cinque fiumi: il principale è l’Acheronte; lo Stige le cui acque davano l’immortalità, ricordiamo Achille il cui tallone non fu immerso; Cocito il quale segnava il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti; Flegetonte che scorre nell’erebo, e il Lete le cui acque aveva il potere di far perdere la memoria.
Le principali dimore dell’ inferno di allora erano due: i campi elisi, un posto piacevole per i giusti e i virtuosi ed il Tartaro posto terribile e tenebroso nonché il più profondo. Era la prigione dove eroi e dei venivano rinchiusi per l’eternità per aver infranto le leggi divine.
Basti pensare a Prometeo il cui fegato viene mangiato dagli avvoltoi durante il giorno e di notte si rigenera, per aver portato il fuoco tra gli uomini. Ixion legato ad una ruota di fuoco che gira incessantemente per aver cercato di sedurre Era, ed i titani.
In seguito, Virgilio ne aggiunse un altro, il Vestibolo, dimora di demoni e mostri di varia natura, dove Enea vide varie personificazioni dei mali dell’uomo, come la paura, il dolore, la fame, la miseria.
In epoca romana, sotto Agrippa il lago fu trasformato in un porto, in aggiunta all’altro dove sorge attualmente il lago Lucrino. Contemporaneamente furono scavate due gallerie, la grotta della sibilla che collegava Lucrino con l’Averno e la grotta Cocceio che collegava l’Averno a Cuma.
Persa nei miei pensieri guardo l’immagine del lago cercata qua e la in questo mondo chiamato web. Sì, è proprio lui. Chiudo gli occhi, cerco di immaginarmi lì, sulla strada del lago, che avrò percorso, distrattamente, chissà quante volte.
In un attimo sono li, riesco a sentire l’aria fresca di un pomeriggio di marzo, il vento che mi accarezza il volto, scompone i miei capelli e muove le nuvole bianche di questo cielo blu. Il suo sfruscio tra le foglie degli alberi ha un suono dolcissimo. Ascolto la natura in ogni sua forma.
Adesso posso udire gli uccelli che si nascondono, non so dove. Il cattivo odore non lo sento, ma forse è solo perché il mio naso ne è abituato. Guardo il lago, con le sue acque scure, per un attimo ho il desiderio di voler guardarci dentro, di riuscire a vedere oltre le acque.
Mi soggiunge una sciocca sensazione di timore, quella di poter scorgere in profondità il mostruoso cane a tre teste, il traghettatore o magari qualche anima che mi chiede aiuto. Rivedo tutti i personaggi lungo la riva di questo lago. Quanta storia si cela dietro un luogo come questo, chiuso in se stesso, circondato da boscaglia e baciato dal sole.
Non so cosa ci sia oltre queste acque, non voglio saperlo. Ci sono alcune cose che nascondono in se un po’ di mistero, che devono rimane tali e non andarne a guardare ogni sfumatura, altrimenti il mistero svanisce. Riprendo la mia strada lascio il mio posto ad un altro che spero saprà viverne la magia.
"Sguardi su Napoli. Giro della città in 30 taccuini di viaggio" di Simonetta Capecchi - Liguori Editore, 2008

Si conclude il viaggio lungo il percorso Annibalico nel piccolo comune umbro. Dentro le mura di un antico edificio che diventerà sede ufficiale del centro di documentazione sulla Battaglia del 217 a.C.

A Sanguineto, frazione del piccolo comune umbro, sullo stesso promontorio dal quale il generale cartaginese diede il segno d’attacco contro i romani una mattina d’estate di duemila anni fa.

Una speciale rotta archeologica e storica permette di rivivere, nel piccolo comune umbro, le drammatiche ore che fecero da cornice alla sanguinosa battaglia tra cartaginesi e romani, nell’anno 217 a.C.