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Australia, i 12 Apostoli - foto : I 12 Apostoli © Tourism Australia
I 12 Apostoli © Tourism Australia

Australia, i 12 Apostoli

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Il tramonto si posa sui 12 Apostoli, imporporandoli: sfoca il loro profilo contorto e accende la costa sud-occidentale di Melbourne, in Australia. A guardarli da qui, questi faraglioni alti sessanta metri, ti sembrano creature cadute dal cielo.

Invece, a crearli è stata l’erosione delle acque che, secondo gli scienziati, hanno attaccato la scogliera 20 milioni di anni fa, infrangendola poco a poco.

Nonostante tutti continuino a chiamarli i 12 Apostoli, sino al 2001 ce ne erano “solo” nove. Poi, improvviso, uno di loro è crollato su se stesso sprofondando in mare. Dei suoi 50 metri, ne sono rimasti dieci di macerie che si dividono i fondali con i resti erosi della costa primordiale.

Così, ciò che sopravvive al divenire infinito dell’oceano sono queste otto torri calcaree dalla stupefacente bellezza che mutano colore con il transitare del sole. Ma è nel crepuscolo del mattino, come in quello della sera, che i pinnacoli sembrano accendersi, dando tonalità alla Shipreck Coast. La costa dei naufraghi, di fronte alla quale si trovano i faraglioni, è uno dei tratti più difficili da percorrere della Great Ocean Road che si snoda lungo il litorale sud dello stato di Victoria.

La strada è impervia e fermarti a catturare un’immagine dei colossi calcarei o respirare l’ebbrezza salina del mare non è semplice. Proprio qui sotto oltre 80 navi sono naufragate. La più nota tra loro è la goletta Loch Ard: fu “sepolta” dalle gelide acque nel giugno del 1873. A bordo c’erano 53 persone e solo due sopravvissero. La forza di volontà permise ai naufraghi di raggiungere una gola stretta dove trovarono rifugio in una caverna.

Oggi, grazie a scalette in legno e a percorsi in sicurezza si può visitare l’antico rifugio che ha preso il nome dell’imbarcazione e “ritornare” con il pensiero a quel giorno terribile. L’ancora della goletta, invece, è custodita nel Museo del Naufragio della città di Port Campbell.

Risalito dalla gola, ti capiterà forse di incontrare qualcuno che nel 1990 vide crollare il Ponte di Londra. Il London Bridge, come lo chiamavano qui, era una specie di piattaforma rocciosa che univa un faraglione alla costa. Anche in questo caso un crollo improvviso spezzò la passerella calcarea, lasciando in balia del vento due turisti: che poi furono salvati da un elicottero.

Quando il tramonto si dilegua nel buio della notte e la luna fa capolino all’orizzonte, dalla costa puoi vedere danzare nelle acque calme i pinguini: forse i veri “proprietari” della Shipreck Coast e dei 12 Apostoli.

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LIBRI

Diario d’acqua

"Diario d’acqua. Viaggio a nuoto attraverso la Gran Bretagna" di Roger Deakin - EDT, 2011

Un anno in otto ore

"Un anno in otto ore" di Dario Sorgato - Gruppo Albatros Il Filo, 2006



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