Svetta nel cielo della Moravia, memoria di guerra e pace. Lo vedo già dal finestrino del pullman, mentre il mezzo sale sulla collina di Pratzen e mi porta nell’ombra pesante del Monumento di Austerlitz.
Memento di pietra eretto per commemorare i morti di uno dei più grandi scontri della Storia: quello combattuto in questa landa il 2 dicembre del 1805 e definito dagli studiosi “La battaglia dei tre Imperatori”.
Oltre 160 mila uomini degli eserciti di Napoleone, di Alessandro I, Zar di Russia e Francesco I, sovrano d’Austria, si affrontarono per vincersi in un combattimento senza pari prima di quel giorno.
Un giorno che cent’anni dopo, per volere del prete Alois Slovák, doveva commemorare tutti i caduti, senza distinzione. E così nacque ad Austerlitz, oggi Slavkov u Brna (comune di 6.062 abitanti nella regione morava della Repubblica Ceca), un Tumulo di Pace in cui ospitare i resti umani dei soldati.
Molti di loro sono sepolti dentro la cappella di pietra in stile secessione, sorretta all’esterno dalle statue di due donne affrante. Sopra la cancellata in ferro dell’ingresso, la scritta in latino: “Interfecti Mei Resurgent” (I Morti Risorgeranno).
Appena dentro al monumento, unico nel suo genere e uno dei più vecchi nell’Europa centrale, vedo un sepolcro di marmo scuro, incastonato nel pavimento dalle mattonelle quadrate, con incisa in grande la parola “Honor”. Di fronte, un altare su cui risalta Gesù Cristo in croce.
Ai quattro lati della sala, quattro aperture a volta permettono di sentire i bisbigli sussurrati all’estremità di ciascuna di loro: un gioco acustico, o eco della Storia e di quel giorno che la cambiò.
Per riviverlo mi bastano pochi passi fuori dal Tumulo, e arrivo al padiglione museale realizzato a giugno del 2010, esattamente cento anni dalla data in cui nel 1910 iniziò la costruzione del Monumento.
La prima parte del percorso multimediale inizia il 14 luglio del 1789 con la Rivoluzione francese. Pannelli esplicativi mostrano l’Europa in quel tempo lontano e i maggiori eventi che la caratterizzarono sino allo scontro di Austerlitz.
Poi, lasciata la stanza dalla pareti bianche, entro in una tendina da campo militare che si apre sul buio più cupo: qualche istante e dal pavimento si alzano schermi da cui rimbombano colpi di cannone, urla strazianti di uomini maciullati, il nitrito sferzato di cavalli al galoppo. Il suono trionfale di una tromba che annunzia la vittoria delle truppe napoleoniche.
Tutto torna nero, come un vuoto temporale da attraversare per essere proiettati in un’altra dimensione. Questa volta le luci si accendono nella stanza attigua: illuminano un plastico su cui sono schierati gli eserciti. Alle pareti teche di vetro proteggono armi e divise dell’epoca, portate senza orgoglio da manichini dal sorriso abbozzato.
Poco più avanti, nuovi attori di cartapesta impersonano i tre imperatori mentre negoziano la resa e la spartizione dell’Europa. Parlano a comando la lingua di un registratore stentato: basta scegliere l’idioma tra inglese, francese, tedesco, russo e ceco per avere il resoconto di un potere ottenuto col sangue.
Dopo aver guardato la “muta” di soldatini dell’epoca, in vendita insieme a tanti libri della battaglia nel negozio di souvenir, esco nell’aria fresca. Cammino lungo il perimetro del Tumulo, e guardo queste colline distendersi serene nell’orizzonte moravo della Repubblica Ceca. Respiro un senso di Pace.





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