Ad Asmara esiste un posto, probabilmente unico al mondo, in cui migliaia di uomini, in centro città, lavorano all’aperto il ferro, il legno e qualunque materiale si trovino per le mani: è il Medeber, il “caravanserraglio” all’epoca degli italiani. Oggi è officina, falegnameria, fucina, fabbrica, in cui tonnellate di materiali di “scarto” arrivano da chissà dove per essere qui trasformati in tavoli, sedie, scale, utensili da cucina e persino pettini. Qui niente si butta via, tutto viene trasformato in qualcos’altro, alla luce del sole.
Gli artigiani si sono costruiti delle piccole botteghe in lamiera che utilizzano come deposito ma lavorano tutti all’aperto, in piedi o seduti sulla sabbia, servendosi di seghe, mazze, martelli, trapani e quant’altro. Il risultato è un gran polverone e un rumore continuo e assordante, che si interrompe solo all’ora di pranzo e, a fasi alterne, quando i lavoratori si fermano per bere il tè con gli amici che quasi quotidianamente passano di lì.
Seduti su seggiolini di lamiera, appoggiati su quella stessa sabbia, coperti da quello stesso cielo, preparano la bevanda e la sorseggiano in compagnia, commentando la giornata e scambiandosi saluti e raccomandazioni. Non hanno bisogno di andare altrove. Non hanno bisogno di rinchiudersi da qualche parte: il cielo di Asmara offre già quello che serve.
Non c’è soluzione di continuità fra il Medeber e i mercati che lo circondano: alcuni coperti da tettoie, altri no, vi si vende di tutto, dalle zucchine ai divani. Definirli mercati è riduttivo, perché anche qui brulicano le attività artigianali, per cui il luogo di produzione e quello di vendita vengono a coincidere. E’ il posto dove trovare una soluzione a qualunque problema pratico, o quasi: appoggiati ai banchi di queste botteghe all’aperto, uomini e donne cuciono vestiti, aggiustano biciclette, fanno duplicati di chiavi, setacciano la farina, puliscono peperoncini e lavorano pelli di capra.
Anche al di fuori degli spazi “ufficiali” dei mercati non c’è angolo del quartiere di Ghezzatanica in cui non si lavori o si venda qualcosa. Ed è così che un incrocio si trasforma nel luogo ideale per aggiustare biciclette, pulire scarpe, vendere uova o addirittura galline.
Al di fuori di Ghezzatanica le donne più anziane possono contare su carretti trainati da asini, che fanno il giro della città per portare frutta e ortaggi. Fermandosi agli angoli dei diversi quartieri creano un’occasione di ritrovo e scambio a cielo aperto. I giovani, dal canto loro, sanno sempre come soddisfare il proprio bisogno di nicotina: ai lati di ogni marciapiede troveranno una signora seduta per terra, con un piccolo banchetto, che per pochi Nakfa venderà loro una sigaretta sfusa.
L’Eritrea non è il luogo adatto a chi ama le comodità, né a chi vuole poter scegliere fra molte alternative. Non andiamo ad Asmara a cercare il superfluo. L’essenziale, invece, è ad ogni angolo di strada. Basta solo guardare.





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Non è assolutamente vero che il medebber sia posto al centro della città di Asmara.
Appunto il centro è caratterizzato dalla Cattedrale: il più grande esempio al mondo di architettura lombarda.
Cordialmente,
Hai ragione, non si trova ESATTAMENTE in centro, ma è comunque poco distante. Ho usato questa espressione per sottolineare il fatto che all’interno della città convivono i luoghi del lavoro all’apreto e i luoghi della ricreazione. Grazie.