Il cielo azzurro sembra un pentagramma con le sue note appena abbozzate di nuvole sparse. Sembra la prima ispirazione di un musicista che a singhiozzi partorisce le sue fantasie e se si potesse inseguire con gli occhi la sua ispirazione dovremmo girare intorno agli spigoli di questo cielo ritagliato dalle ispidi rocce di queste montagne.
“Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile, grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere e un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve”. Vorrei immaginare con gli stessi occhi del cantautore genovese il massiccio del Gennargentu innevato, respirare quell’aria che punge i polmoni e provare quell’impotenza davanti a un ambiente che si muove ostile, solitario e silenzioso nella sua mente.
E invece dondolo sereno con la mia motocicletta tra le curve di questo territorio che non ha per niente il volto severo che l’immaginario collettivo associa a questa singolare zona della Sardegna.
Il lilla della peonia si fa strada tra il grigiore spento della steppa e l’occhio acuto dello sparviero segue il capriccioso movimento del muflone, eppure non mi sento uno straniero ma parte di un meccanismo naturale che mi ingloba senza traumi.
Ho una direzione e una meta in questo viaggio, mentre una mattinata ventilata non mi fa rendere conto del livello reale della colonnina di mercurio, sono quasi arrivato alle porte di Arzana. Una cittadina incastrata sulle pendici del Gennargentu che si proietta spavaldo sulla costa tuffandosi lentamente in un mare cristallino. Gli occhi si perdono tra le curve a gomito che si susseguono fino a perdersi tra le rocce brulle dell’altopiano.
Un tempo, durante il medioevo, questo Paese era il cosiddetto Giudicato di Cagliari, e anche quando passò nelle mani della famiglia Visconti non perse la sua caratteristica di ospitare la sede giudiziaria della Gallura.
Questo accostamento sembra quasi un paradosso se pensiamo che questa zona negli anni sessanta è entrata a far parlare di se nella cronaca isolana come il nascondiglio privilegiato dell’Anonima Sarda un gruppo delinquenziale a cui vennero attribuiti numerosi sequestri tra cui quello di Fabrizio de Andrè e Dori Ghezzi, dell’imprenditore bresciano Soffiantini e altri imprenditori e personalità che misero in risalto una realtà che per la sua conformazione geo-fisica garantiva una certa propensione all’occultamento dei rapiti.
La storia racconta dei fatti ma l’uomo ha il potere di scrivere ogni giorno nuove pagine, e questi sorrisi, l’accoglienza che mi è stata rivolta passeggiando per le strade di questo Paese, la bellezza e il mistero che si nasconde dietro ogni storia danno un colore diverso e una dignità nuova a una terra affascinante e misteriosa.
Chi ha sperimentato come me queste sensazioni sa che una terra vive legata a un cordone ombelicale invisibile con la sua gente. La Sardegna è una terra fantastica e unica al mondo e il Gennargentu è una delle tante espressioni singolari di questo volto.





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