Riccioli d’acqua turchese s’intrecciano e ricadono, nella totalità del lago. La spuma indica ancora il passaggio del traghetto per la Svizzera. La vista è di più di 180 gradi. Puoi passare lento, con gli occhi, su una natura che è imbarazzante tanto è bella e completa. Non sai dove soffermarti. E così torni indietro, avanzi di un altro spicchio, come per accertarti che sia tutto vero. Il brusio del lungolago è lenito dalla forza della visione. Di fianco una ragazza disegna su un taccuino.
Vedi la sponda lombarda da qui, appoggiato alla balaustra in marmo di piazza del Popolo. Segui le ondulazioni della vegetazione, verde scuro, ocra, marrone, verde chiaro. Risali il pendio ripido della maestosa Rocca di Angera, e poi ti perdi dietro la montagna che nasconde il resto del lago.
Muovendo la testa verso destra unisci idealmente la Rocca con il loggiato gotico a sei arcate che hai alle spalle. In piazza del Popolo nel medioevo c’era il mercato. E se ci fai caso vedi ancora, poco avanti, le lastre in marmo che indicano il porto antico, rimasto attivo fino al 1875. L’edificio che sovrasta il loggiato, costruito nel ‘300, era l’antico palazzo di giustizia. E sopra ogni arco ci sono i medaglioni in terracotta che rappresentano i più importanti esponenti delle famiglie Visconti e Sforza, signori di Milano.
Arona sembra appoggiata al lago per caso, come se si fosse assopita, e non temesse il freddo e l’umidità che risale dall’acqua. Il sole colpisce le cose e disegna ombre profonde. Una bambina lancia molliche di pane dalla sponda. Le papere si avvicinano. Mentre l’unico cigno se ne va solo verso l’imbarcadero.
Sei con amici. E uno è straniero. Intuisci i suoi occhi guizzare su questa bellezza insolita e nuova per lui. Avanzate sulla passeggiata, passando sotto un tunnel in legno intrecciato con glicini secchi. In primavera, quando fioriscono, sembra di entrare in Paradiso, inebriati dal profumo dolce e denso.
La statua di Sant’Anna, rivolta al lago, protegge i barcaioli e tutti coloro che con il lago ancora ci lavorano e vivono. Sulla destra, in Largo Garibaldi, la statua di Atlante sorregge il mondo sulle spalle e ti fa sentire, per contrasto, la leggerezza diffusa in quella camminata lenta, con lo sguardo libero.
Intanto il traghetto è tornato, la gente scende dalla balaustra agganciata al molo, la schiuma si sta diradando. E i riccioli del lago sono diventati lisci, come i capelli di seta di quella ragazza che stava disegnando e ora se n’è andata.





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