È il sogno di ogni artista o quello di ogni bambino: avere una spazio grande a disposizione in cui dare sfogo alla propria immaginazione. Questa fantasia prende i contorni della realtà ad Arcumeggia, il piccolo borgo dipinto in località Casalzuigno, provincia di Varese.
In questo caso, le tele sono le pareti delle abitazioni. Il muro grezzo e antico delle case diventa un panno liscio che assorbe i colori impastati negli anni dai pittori, e lì rimanda ancora più lucenti e delicati. Cammini con il naso all’insù, scorgi affreschi sotto i tetti, piazzati in bella mostra, nei punti visuali migliori.
Dal 1956 l’Ente del Turismo della provincia ha eletto questo paese ai piedi delle montagne a scuola d’arte. L’idea era quella di mandare qui ogni estate gli allievi dell’Accademia milanese di Brera a sperimentare l’arte dell’affresco. Così, negli anni, il paese si accese di colori.
I dipinti sono 23, sparsi qua e là tra le costruzioni: sopra una porta grigia, il muro beige grattato, vedi l’annunciazione dell’angelo a Maria. Più avanti, su un’altra casa con mattoni a vista, una corsa ciclistica che sembra uscire dal muro e invadere la strada. Ci sono affreschi sul tema dell’immigrazione, sul tema agricolo, su tema mitologico e religioso: sacro e profano vengono mischiati nel comun denominatore della bellezza.
Pensi ai maestri Sassu, Montanari, Migneco, Salvini, Brindisi vivere la loro stagione migliore, le loro estati, le idee fresche e ancora acerbe tra queste mura. C’è un gioiello al centro del paese dell’arte. La Casa del pittore. Scorgi l’edificio alto da lontano. Calpesti il ciottolato della stradina che ti porta fino lì. Una scuola per artisti: un dormitorio per i pittori che non potevano permettersi una casa di proprietà nel borgo e che, di conseguenza, erano ospitati qui.
Ti lasci andare a dolci fantasticherie. Immagini un paese per ogni arte. Quello della letteratura, con grandi pareti di carta su cui scrivere il proprio romanzo. Quello della poesia, della musica, della fotografia. Si dice che l’immaginazione nasca dalla scontro tra ciò che è e ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere nella mente artistica. Qui, ad Arcumeggia, realtà ed immaginazione combaciano come due sagome ritagliate da fogli sovrapposti.
Sul sagrato della chiesa di Sant’Ambrogio rimani incantato, una volta di più, dagli affreschi raffiguranti le quattordici stazioni della Via Crucis. Le percorri velocemente, come fossero enormi fotogrammi di un film dipinto. Torni indietro a volte. Vai al punto di prima.
L’immersione in apnea nella pittura di questo pomeriggio sta per finire. Riprendi fiato. Guardi su e ti accorgi che il sole di quel tramonto sta affrescando il cielo: chissà se emozionò, come me, anche i pittori di Arcumeggia.





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